P3, Caliendo non convince i magistrati

ROMA – Sotto torchio per cinque ore. Il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, indagato per associazione segreta, è arrivato in procura intorno alle quattro del pomeriggio, accompagnato dall’avvocato Paola Severino. Nonostante le gravi contestazioni, il sottosegretario nei giorni scorsi ha ricevuto la fiducia del governo: il ministro Angelino Alfano e Silvio Berlusconi lo hanno invitato «ad andare avanti». Ma all’orizzonte riappare la bufera politica: il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, ha chiesto ieri al presidente della Camera Gianfranco Fini di mettere al voto la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario, firmata anche da Italia dei Valori, nel caso in cui a Montecitorio si decidesse di proseguire i lavori la prossima settimana. 

Caliendo ha negato la partecipazione alla P3. «Ho fornito spiegazioni su fatti e circostanze, ho indicato testimoni – dice il sottosegretario – Sono soddisfatto perché ho potuto dire la mia verità ». Ma la sua versione non ha convinto i magistrati. Almeno quattro le contestazioni sulle quali il sottosegretario è stato chiamato a rispondere. Il 23 settembre 2009 era in casa di Denis Verdini, coordinatore del Pdl, a discutere con il senatore Dell’Utri e altri sulla strategia da adottare per condizionare il giudizio della Consulta sul Lodo Alfano. Caliendo si difende dicendo di essersi fermato a palazzo Pecci Blunt «solo mezz’ora». Poi, sostiene, è andato via per precedenti impegni in commissione Giustizia. 
«Non ho mai contattato né fatto elenchi di giudici della Corte Costituzionale favorevoli o contrari al Lodo Alfano». Il sottosegretario ha ripetuto di aver appreso solo successivamente che in quel pranzo si parlò delle decisioni della Corte Costituzionale. Non può negarlo, c’è la telefonata di Pasquale Lombardi, arrestato con l’imprenditore Flavio Carboni. Il gip che ha convalidato gli arresti, ha scritto che «Lombardi si rivolge a sottosegretari in carica, come l’onorevole Caliendo, per ottenere aiuti nella realizzazione del sodalizio». «Giacomino», lo chiamava Lombardi. Caliendo, che già  lo aveva definito «un millantatore», adesso prende le distanze.
I pm non possono contestare le intercettazioni al parlamentare, ma lo chiamano a rispondere su altri fatti: le pressioni sul Csm per la nomina di Alfonso Marra alla presidenza della Corte d’appello di Milano, che sarebbe stata pilotata dalla P3 per aiutare la lista Formigoni esclusa alle regionali. «Ho solo espresso opinioni», dice Caliendo. Inoltre, gli uomini di Carboni lo sollecitavano a inviare gli ispettori del ministero della Giustizia al tribunale di Milano. 
La prossima settimana, con il governatore Formigoni, il pm Capaldo ascolterà  il capo degli ispettori della Giustizia Miller, l’ex presidente della Cassazione Carbone e il giudice Martone


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