“Guerra agli immigrati che delinquono”

PARIGI – L’immigrazione è una causa dell’insicurezza, chi si macchia di reati gravi può perdere la nazionalità  francese e i minorenni delinquenti, di origine straniera, non potranno più avere automaticamente un passaporto transalpino: a ventuno mesi dalle elezioni, Nicolas Sarkozy ritira fuori il suo armamentario preferito. Sa che il tema dell’insicurezza è l’unico in grado di compattare l’elettorato di destra, ma questa volta è andato più lontano del solito: il capo dello Stato ha ripreso alcuni temi e alcune proposte che figurano nei programmi del Fronte nazionale di Jean-Marie Le Pen. Crollato nei sondaggi a livelli record di impopolarità , il presidente non ha esitato, pur di risalire la china, a flirtare con temi ambigui, ad amalgamare apertamente immigrazione e criminalità . E ha utilizzato espressioni aggressive: «La guerra che ho deciso di ingaggiare contro gli spacciatori, contro i delinquenti, questa guerra vale per parecchi anni. È una guerra nazionale». Nel 2006 Sarkozy aveva stupito lanciando ai giovani immigratiil messaggio «La Francia, o la ami o la lasci».

Ieri è andato molto al di là .
Sarkozy era a Grenoble, teatro di violenti incidenti due settimane fa dopo l’uccisione di un rapinatore da parte della polizia. Il capo dello Stato ha sollevato dall’incarico il prefetto e lo ha sostituito con un ex poliziotto. Ed è venuto ad assistere al suo insediamento per lanciare al Paese un messaggio sentito più volte in passato, ma radicalizzato come mai prima d’ora. In effetti, il presidente non aveva mai messo in relazione insicurezza e immigrazione in maniera così esplicita: «Subiamo le conseguenze di cinquant’anni d’immigrazione insufficientemente regolata, che sono sfociati in un fallimento dell’integrazione».
Poi respinge in anticipo l’accusa di strizzare l’occhio agli elettori lepenisti: «Non mi sono mai lasciato intimidire dal pensiero unico», ha detto dopo aver lamentato il fatto che i giovani immigrati di seconda o terza generazione si sentano meno francesi dei genitori. Se fra i giovani extracomunitari la disoccupazione è al 24 per cento contro il 9 della media nazionale, sostiene Sarkozy, questo vuol dire che si deve «imperativamente controllare il flusso migratorio».
Ma non si tratta solo di rispedire a casa i “sans-papiers” o di vigilare meglio alle frontiere. Bisogna riformare la legge sulla cittadinanza, dice il capo dello Stato: «La nazionalità  francese deve poter essere ritirata a qualsiasi persona di origine straniera che abbia volontariamente attentato alla vita di un poliziotto, di un militare della gendarmeria o di tutt’altra persona depositaria dell’autorità  pubblica. La nazionalità  francese si merita e bisogna mostrarsene degni». Non solo: Sarkozy chiede che l’attribuzione della cittadinanza a diciotto anni non sia più automatica per i minorenni delinquenti: è un’ipotesi che piacerà  sicuramente al Fronte nazionale, ma che è in totale contraddizione con la tradizione transalpina, che ha sempre riconosciuto la nazionalità  francese, al compimento dei 18 anni, a chi è nato nel Paese. E che potrebbe scontrarsi con la Carta dei diritti dei bambini, secondo la quale gli Stati firmatari «s’impegnano a rispettare il diritto del bambino a preservare la propria identità , compresa la nazionalità ».
Non contento, Sarkozy ha minacciato inoltre procedimenti penali contro i genitori «manifestamente negligenti». «La causa principale della violenza è il permissivismo», ha detto nel suo discorso. Qui sta la filosofia sarkozysta, che mira a tagliare l’erba sotto i piedi al Fronte nazionale e a recuperare l’elettorato popolare, deluso dai suoi tre anni all’Eliseo e che rischia di voltargli le spalle, come dimostrano i sondaggi. La durezza del linguaggio ha sorpreso solo in parte. Da qualche settimana, Sarkozy ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia, esattamente come nei cinque anni che hanno preceduto il suo arrivo all’Eliseo, passati in gran parte al ministero dell’Interno.
Tre giorni fa c’era stata un’altra avvisaglia con la decisione di dar la caccia ai Rom: espulsione verso la Romania o la Bulgaria di chi commette reati, smantellamento entro tre mesi dei campi “selvaggi” dei nomadi. Tutto ciò dimenticando che la stragrande maggioranza dei Rom è di nazionalità  francese. I socialisti parlano di «politica di comunicazione» per recuperare l’elettorato frontista. Ma è difficile non sottolineare il loro imbarazzo: sempre vaghi sull’equilibrio tra repressione e prevenzione, sono a disagio su un tema che seduce le classi popolari, che hanno abbandonato la sinistra – in parte – proprio perché minate dalla sindrome dell’insicurezza


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