Roma: inaugurati i nuovi spazi per famiglie rifugiate del Centro Astalli

I locali si trovano al centro Pedro Arrupe. Attualmente vivono lì 45 ospiti provenienti soprattutto da Kossovo, Turchia ed Ecuador. I bambini sono il 35% dei rifugiati e richiedenti asilo. Padre La Manna: “Manca solo San Saba da ristrutturare”

Redattore Sociale Sergio Segio • 29/7/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 244 Viste

ROMA – Il Centro Astalli dedica nuovi spazi all’accoglienza delle famiglie rifugiate. Stamattina, infatti, con la benedizione di monsignor Ernesto Mandara, vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, è stato inaugurato il secondo piano del centro Pedro Arrupe. I nuovi locali della palazzina in via di Villa Spada, un ex albergo per ferrovieri dato in comodato d’uso dalle Ferrovie dello Stato e ristrutturato grazie al contributo della Fondazione Peppino Vismara di Milano, ospitano madri e padri rifugiati e richiedenti asilo di diverse nazioni che, con i loro figli, sono stati costretti ad affrontare i rischi di un viaggio e le difficoltà  di vivere in un Paese straniero. Il centro Pedro Arrupe ospita ogni anni circa 150 persone, oltre 1.500 da quando ha aperto nel 2001. Attualmente vivono lì 45 ospiti provenienti per il 28% dal Kossovo, per il 15% dalla Turchia e per un altro 15% dall’Ecuador, mentre il restante 42% arriva da Iran, Etiopia, Pakistan, Eritrea e Sudan. I bambini rappresentano circa il 35% degli ospiti. Ma la composizione della comunità  varia periodicamente con il susseguirsi dei flussi migratori.

“I servizi del centro Pedro Arrupe si adattano rapidamente alle varie esigenze degli ospiti – dice Stefano Tancredi, coordinatore del secondo piano –. Il centro è impostato alla massima autonomia: ciascuno ha i propri compiti all’interno della comunità  di rifugiati e ogni famiglia ha i propri spazi in modo che possa sentirsi come a casa propria anche se solo per un periodo limitato di tempo. I genitori con figli hanno a disposizione un’unità  abitativa fatta di due camere con bagno, mentre docce, cucina e sala mensa sono in comune”. “La nostra missione è quella di progettare l’accoglienza piuttosto che cercare di respingere i clandestini – commenta padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli –. Questi locali vogliono riaffermare ulteriormente quel segno di speranza con cui arrivano in Italia le persone che scappano dalle guerre e dalle persecuzioni. Ora, all’appello delle strutture da ristrutturare, manca solo il centro San Saba”.

Lungo le pareti colorate e intonacate di fresco dei nuovi locali del centro Pedro Arrupe è ospitata anche una mostra fotografica permanente dal titolo “Identità  e culture di un’Italia multietnica”, curata dall’associazione Progetto Immigrazione nell’ambito del concorso fotografico nazionale legato alla campagna di sensibilizzazione “La conoscenza per l’integrazione, l’integrazione per la scurezza”, realizzata in collaborazione con Ferrovie dello Stato spa. Dall’anno scorso il centro Pedro Arrupe è composto da diverse realtà : la comunità  di famiglie rifugiate, il centro Aver Drom per minori stranieri non accompagnati dai 15 ai 18 anni, la Casa di Marco per minori fino a 10 anni e la Casa di Maria Teresa, che accoglie donne in situazioni di disagio, anche con bambini, e studentesse straniere che non si possono permettere un affitto. Completano il quadro il giardinetto intorno la palazzina e un piccolo campo da calcetto. (mt)

 

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