Una compressa al giorno, siamo italiani Farmaci, consumo raddoppiato in dieci anni

Nel 2009 sono state prescritte 926 dosi giornaliere ogni mille abitanti, nel 2000 erano 580, per un totale di 30 scatole a testa l’anno. Le molecole più usate servono al sistema cardiovascolare. Boom di antidepressivi, complice la crisi. Cresce il mercato dei generici. Ecco i dati del rapporto Osmed

Adele Sarno - Repubblica.it Sergio Segio • 8/7/2010 • Studi, Rapporti & Statistiche • 133 Viste

Una compressa al giorno, 30 scatole a testa all’anno. Consumare farmaci è come bere il caffè la mattina, un’abitudine. In dieci anni le quantità  di medicinali assunte dagli italiani sono quasi raddoppiate: nel 2009 sono state prescritte 926 dosi giornaliere ogni mille abitanti, nel 2000 erano 580. Le molecole più utilizzate sono sempre quelle per il sistema cardiovascolare.

Ma rispetto al 2008, quasi tutte le categorie terapeutiche fanno registrare un incremento delle prescrizioni. In particolare, sono aumentati i gastrointestinali (+7,9%), i farmaci per il sistema nervoso centrale (+4,2%) e gli ematologici (+3,3%). Tra tutti si registra un’impennata degli antidepressivi. A fotografare un’Italia che spende sempre di più in farmacia è il rapporto OsMed (Oservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali) presentato oggi a Roma, un report annuale che l’Istituto superiore di sanità  elabora per monitorare la spesa farmaceutica in Italia. Che nel 2009 è costata 25 miliardi di euro, di cui il 75% a carico del Servizio sanitario nazionale. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è stata di 420 euro.

“Non stupisce che aumentino proprio i farmaci per le patologie croniche – spiega Roberto Raschetti, direttore dell’Osservatorio sull’impiego dei farmaci dell’Iss – una crescita legata all’invecchiamento della popolazione, ma anche le abitudini di tipo socio-culturali. In Italia, complice anche la crisi, peggiorano gli stili di vita e le condizioni psichiche di persone che tutti i giorni fanno i conti con lavori precari. Un dato positivo però c’è: la crescita del mercato dei farmaci generici, quelli senza griffe e di cui è scaduto il brevetto”. Basti pensare che, secondo un’indagine dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, i ‘no brand’, avendo un costo medio inferiore del 20-40 per cento, potrebbero comportare un risparmio potenziale annuale per le casse dello Stato di oltre un miliardo di euro.

I farmaci equivalenti rappresentano quasi la metà  del consumo territoriale e circa il 28% della spesa, anche se la maggiore prescrizione si concentra ancora sui prodotti branded. “Ciò significa che – continua Raschetti – almeno per quelli spendiamo meno, in quanto l’unica differenza è il prezzo, per il resto contengono infatti lo steso principio attivo, sono ‘bioequivalenti’, in quanto hanno la stessa efficacia, e sono ugualmente sicuri perché sottoposti agli stessi controlli che l’Aifa svolge su tutti farmaci in commercio. Anche la quantità  di farmaco contenuto nella confezione, le indicazioni e le controindicazioni sono le stesse”.

Le più assidue frequentatrici della farmacia sono le donne e comprano soprattutto antidepressivi. “Dall’analisi condotta nella popolazione a disposizione dell’OsMed si rileva nel complesso una prevalenza d’uso del 76%, con una differenza tra uomini e donne (71% e 81% rispettivamente). I maggiori livelli di consumo nelle donne riguardano i farmaci del sistema nervoso centrale (e specificamente gli antidepressivi), i farmaci del sangue (soprattutto gli antianemici) e i farmaci del sistema muscolo-scheletrico (i bifosfonati)” continua Raschetti.

Alti valori di esposizione si osservano nei bambini e negli anziani: circa 8 bambini su 10 ricevono in un anno almeno una prescrizione (in particolare di antibiotici e antiasmatici). La spesa media di un assistibile di età  superiore a 75 anni è di oltre 12 volte maggiore a quella di una persona di età  compresa fra 25 e 34 anni (la differenza diventa di 17 volte in termini di dosi). La popolazione con più di 65 anni assorbe circa il 60% della spesa e delle DDD; al contrario, nella popolazione pediatrica fino a 14 anni, a fronte di elevati livelli di prevalenza, si consuma meno del 3% delle dosi e della spesa.

“Gli italiani – conclude Raschetti – si dimostrano ancora malati di farmaci. Noncuranti degli appelli alla prudenza indotti dall’emergere di alcuni effetti collaterali anche gravi. E amano gli antidepressivi e non considerano che dati in modo automatico e senza una giusta terapia di supporto sono inutili. Anzi: controproducenti”.

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