Usa, sì ai test con le staminali sull’uomo

NEW YORK – La fabbrica dei ricambi dell’uomo è aperta. Con una decisione che già  divide, la Food and Drug Administration, l’Istituto di sanità  americano, ha dato il via libera all’utilizzo delle cellule staminali nei pazienti con lesioni al midollo spinale. Per Richard Fessler, professore di chirurgia neurologica a Northwestern University, Chicago, è una decisione «rivoluzionaria». Ma l’affermazione del professore – avverte il New York Times che ha riportato la notizia – è contenuta nel comunicato stampa con cui la Geron Corporation, la compagnia che svilupperà  i test, annuncia la decisione della Fed. 

La polemica sulle staminali è nota: la creazione delle cellule «di riserva» richiede la distruzione di embrioni umani. I cattolici e altri gruppi religiosi sono contrari. Ma la maggior parte degli scienziati sostiene oggi di riuscire a creare le embrionali senza distruggere gli embrioni eliminando così ogni problema etico.
L’ente sanitario Usa aveva già  dato il via libera l’anno scorso ma poi aveva deciso di stoppare tutto. Nessun problema morale ma di sicurezza: erano state riscontrate alcune cisti nei topolini cavie che erano stati iniettati con questo tipo di cellule. Geron, una società  basata in California e già  protagonista dell’isolamento della prima staminale umana sul finire degli anni Novanta, è corsa ai ripari verificando la purezza del ceppo utilizzato. Nuovi test, ricorso e nuova decisione della Fda, sempre annunciata dalla società , che alla notizia è schizzata in Borsa.
I primi test dell’uomo saranno sviluppati in collaborazione con l’università  di California. Di cosa si tratta? Le staminali possono trasformarsi in qualsiasi tipo di cellule e il loro utilizzo potrebbe essere quindi davvero rivoluzionario in ogni applicazione. Nel caso specifico, le staminali vengono trasformate in «precursori» di cellule di supporto neurale, chiamate oligodendri, che vengono iniettate nella spina dorsale, all’altezza della lesione. A questo punto, sviluppandosi, dovrebbero sanare la «ferita», cioè l’isolamento intorno alle cellule nervose, la cosiddetta mielina: le staminali trasformate in oligodendri dovrebbero insomma ripristinare la comunicazione tra i nervi e rilanciare i segnali che si rincorrono per il midollo spinale. 
E’ la prima volta che un esperimento del genere verrà  eseguito su esseri umani. La prima parte si concentrerà  più che altro su una serie di test su un numero ridotto di pazienti. Gli scienziati mettono le mani avanti: ci vorranno degli anni prima che la terapia possa essere provata e dunque suggerita per un numero maggiore di persone. Ma l’uso delle staminali è combattuto da altri studiosi anche per la pericolosità  dell’esperimento: test condotti sugli animali non avrebbero portato ai risultati sperati e c’è addirittura chi paventa il rischio che un rigetto di questo tipo di cellule possa creare dei danni ai pazienti. 
Il fallimento del primo test non ha spento l’entusiasmo dei ricercatori. La posta in gioco, la salute di milioni di persone, è troppo alta. E le polemiche non si spegneranno certo qui


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