Wall Street a picco, l’Europa brucia 100 miliardi

NEW YORK – All’indomani dell’approvazione della legge che «trasformerà  il paesaggio della finanza americana» e «porterà  alla massima espansione dei poteri del governo su banche e mercati», secondo l’interpretazione ostile del Wall Street Journal, le Borse di tutto il mondo hanno registrato una brusco calo. Ma a pesare è stato anche il brusco calo dell’indice di fiducia dei consumatori. Il Dow Jones ha perso il 2,51%, il Nasdaq oltre il 3%. E mentre il dollaro si indeboliva sullo yen e sull’euro (tornando sotto quota 1,30), anche i mercati azionari asiatici ed europei, con l’eccezione della Cina, avevano visto una flessione. Tokyo ha perso quasi il 3%, Francoforte l’1,5, Milano l’1,56. L’Europa ha bruciato quasi 100 miliardi.

Perché questo andamento così negativo dopo i segnali incoraggianti d’inizio settimana? Tutta colpa della riforma di Wall Street e della nuova vittoria parlamentare di Barack Obama? Non c’è dubbio che il mondo della finanza continui a essere sospettoso e impaurito di fronte a una legge di 2300 pagine che mette fine alla deregulation degli ultimi decenni. Molte grandi banche dovranno cambiare strutture e obiettivi: la JPMorgan Chase di Jamie Dimon, ad esempio, ha già  messo al lavoro cento dirigenti per capire le trasformazioni necessarie.
Intanto i repubblicani continuano ad attaccare il provvedimento per le eccessive ingerenze dello Stato e per la creazione di nuovi apparati burocratici, come quello del Cfpb (Consumer financial protection bureau), che dall’interno della Fed tutelerà  i clienti delle banche e i consumatori di prodotti finanziari. 
Ma per la verità  le tensioni della politica hanno avuto solo un ruolo marginale nella flessione di ieri dei mercati. La vera ragione del pessimismo è un’altra: i dati trimestrali di alcuni gruppi e le ultime statistiche diffuse a Washington portano molti investitori a essere più prudenti. A Wall Street sono in pochi a credere in un «double dip», cioè in una imminente recessione-bis. D’altra parte la ripresa americana sembra in fase di rallentamento: le banche hanno difficoltà  a intravedere nuovi settori di guadagno, i prezzi al consumo sono scesi per il terzo mese di seguito e il superindice della fiducia dei consumatori è passato da 76 a giugno a 66,5 di luglio, il livello minimo dall’agosto del 2009 e inferiore alle attese.
«C’è in giro molta delusione», osserva Nick Kalivas, responsabile della ricerca per il gruppo MFGolbal. «L’attenzione dei mercati si concentra sulla crescita dei fatturati aziendali, che però restano al di sotto delle aspettative». Ieri Wall Street si è accanita soprattutto sulle società  che hanno diffuso i risultati apparentemente molto positivi delle trimestrali, a cominciare da Citigroup, Bank of America e General Electric. «Le due banche – ha notato Kalivas – hanno ottenuto utili solo attraverso una riduzione degli accantonamenti per far fronte ai crediti inesigibili». E anche se la GE di Jeff Immelt ha avuto utili in crescita del 14%, il suo volume d’affari è sceso.
L’unica vera «stella» alla Borsa newyorkese è stata la Goldman Sachs. Grazie a un accordo raggiunto giovedì con la Sec, la banca di Lloyd Blankfein dovrà  pagare una punizione record di 550 milioni di dollari, ma in compenso ha chiuso – senza ammettere una vera colpa – la vertenza sul caso Abacus, cioè su una emissione legata a mutui traballanti che aveva collocato senza avvertire gli investitori che l’hedge fund di John Paulson vi avrebbe speculato contro


Related Articles

Italia in recessione, sarà  un Natale al risparmio

Le stime di Confcommercio su crescita e consumi: Pil negativo negli ultimi due trimestri 2011.  “Il sentimento sugli acquisti delle feste resta negativo ma non è depresso” 

Articolo 18, attenti alle false mediazioni

La toppa è peggio del buco. Ecco perché le ipotetiche mediazioni del governo e della sinistra Pd o non risolvono nulla o aggravano la pessima riforma del lavoro. In sostanza, si torna indietro di 50 anni. La manifestazione del 25 ottobre è cruciale nel cambiare verso al governo

Torna l’Ici sulla prima casa sarà  una maxi-imposta comunale

Più Iva ma Irpef alleggerita.  Sarà  garantita la parità  di gettito Manovra ter da valutare: dubbi sui risparmi della delega tributaria. Rivoluzione fiscale per le abitazioni, con tasse sui servizi e rendite catastali più care

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment