Auto, via alla trattativa per cambiare le regole

ROMA – La Confindustria raccoglie la sfida lanciata dall’ad della Fiat Marchionne e rilancia: pronti da subito a cambiare il contratto dei metalmeccanici per inserire nuove regole studiate per il settore auto. La proposta arriva da Federmeccanica che chiede ai sindacati di sedersi subito, già  dalla settimana prossima, a un tavolo per studiare le modifiche. Una proposta esplicita e diretta, che piace alle sigle delle tute blu di Cisl e Uil ma non alla Fiom-Cgil dalla quale arriva uno stop: «Così si cancella tutta la contrattazione nazionale».
A parlarne è stato il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi. «Anche l’auto ha le sue caratteristiche particolari – ha detto in un’intervista al Sole 24 Ore – e dovremo definirle: su questo apriremo al più presto il tavolo con i sindacati che hanno firmato il contratto, Fim, Uilm, Ugl e Fismic». Ceccardi ipotizza da subito un primo incontro con i sindacati che hanno firmato a gennaio la riforma che ha inserito la possibilità  di derogare al contratto nazionale in caso di aziende in crisi e per nuova organizzazione del lavoro (quest’ultimo è il caso di Pomigliano). «Magari anche la prossima settimana – aggiunge – c’è tempo fino all’autunno per raggiungere il risultato: trovare una soluzione ai problemi di competitività , produttività  e rispetto degli accordi messi sul tavolo dalla Fiat», con la definizione di «una normativa specifica per il comparto dell’auto». Dunque Confindustria accelera, a fianco di Marchionne, nella partita per la riforma del contratto di lavoro. Dopo il via libera, sofferto e con i voti contrari dei metalmeccanici della Cgil, all’accordo sullo stabilimento di Pomigliano, il numero uno Fiat aveva ipotizzato l’uscita del Lingotto da Federmeccanica proprio per evitare “tensioni” normative (la possibilità  di una sfilza di ricorsi, per esempio) sulle nuove regole dello stabilimento campano. Ipotesi poi “congelata” per due mesi dopo l’intervento della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. «Fiat è la nostra principale associata – ha ricordato Ceccardi – vogliamo individuare tutti gli strumenti necessari per garantire l’efficienza delle fabbriche e renderle più competitive. Abbiamo lavorato in questi giorni in perfetta sintonia con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e con il suo staff per trovare una soluzione ai problemi posti dal gruppo torinese».
La proposta ha trovato subito la sponda di Cisl e Uil. «Siamo disponibili a incontrarci e a trovare soluzioni, faremo tutti gli sforzi necessari perché le deroghe servano per Pomigliano e si salvi il contratto nazionale», dice Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. «Siamo pronti a discutere la modifica della normativa contrattuale che oggi è troppo estesa», aggiunge Roberto Di Maulo, segretario Fismic. Apprezzamenti anche dall’Ugl. «Siamo addirittura in ritardo – dicono alla Fim-Cisl – per il settore auto si potrebbe fare come per Pomigliano». Dalla Fiom-Cgil è arrivato subito uno stop. «Se si accettano le condizioni di Fiat e quindi se si crea attraverso deroghe un contratto ad hoc per il settore auto, si cancella del tutto il contratto nazionale», dice il segretario generale Maurizio Landini. Segnali di forte preoccupazione anche dal Pd. «Attenti a non distruggere gli assetti contrattuali nazionali», dice Cesare Damiano che aggiunge: «Sarebbe un errore escludere la Cgil».


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