Boccata d’ossigeno per il lavoro Usa ma Wall Street torna sotto quota 10mila

MILANO – Almeno per una seduta i mercati finanziari tirano il fiato. Almeno per una volta – la prima in quattro settimane – il numero dei sussidi per i disoccupati negli Stati Uniti rallenta in modo consistente. E anche il numero dei pignoramenti di abitazioni, sempre al di là  dell’Atlantico, il principale metro per misurare la ripresa dell’economia, è in diminuzione. E se a tutto questo si aggiunge il successo dell’asta dei titoli pubblici in Italia e in Irlanda, si spiega come mai le Borse europee abbiano tutte chiuso in terreno largamente positivo.
Ma non per questo sono venuti meno i timori per una seconda recessione, dopo quella iniziata tre anni fa con la bolla dei mutui “senza garanzia”. I mercati attendono l’ennesimo dato macro che potrebbe dire qualcosa in più sullo stato di salute dell’economia occidentale: oggi verrà  annunciato il nuovo dato sul Prodotto interno lordo degli Usa e se non sarà  in crescita all’1,4% (la stima prevista dagli analisti) non si possono escludere nuove turbolenze sui mercati. Del resto, già  ieri sera Wall Street è tornata in negativo proprio per i timori di un rallentamento della ripresa, con il Dow Jones sceso sotto i diecimila punti.
Del resto, anche i miglioramenti dell’economia europea dipendono in larga parte da quella americana. Ecco perché non bastano le buone notizie in arrivo dal Vecchio Continente a rassicurare i mercati finanziari. Ieri, ad esempio, è andata bene l’asta dei titoli di stato italiani e irlandesi. Per i bot semestrali c’è stato, non a caso, un calo dei rendimenti sotto l’1% a quota 0,958. Buone le richieste, pari a 14,89 miliardi di euro, a una volta e mezza l’offerta. Ancora meglio in Irlanda, dove la domanda ha superato di 10 volte l’offerta per i bond a sei mesi e di 4 volte quella per i titoli a otto mesi.
Ma l’economia americana continua a offrire più ombre che luci. Tra queste ultime possiamo annoverare il dato di ieri sulle domande di sussidio di disoccupazione: la settimana scorsa sono state 473mila, in calo di 31mila, contro il meno 10mila previsto dagli analisti. Anche sul mercato immobiliare è arrivato qualche spiraglio: è diminuito più del previsto il numero dei pignoramenti nel secondo semestre anche se è salito quello dei mutui che sono in ritardo di un mese nei pagamenti.
Ma il dato che in serata ha fatto invertire la marcia a Wall Street è stato l’indice Fed manifatturiero di Kansas City (uno degli indicatori sullo stato di salute dell’industria reale) che ha registrato, ad agosto, un crollo: l’indice è sceso da 14 punti a zero. Così, oggi l’attenzione di tutti sarà  rivolta non solo alla pubblicazione del dato del Pil Usa, ma anche alla tradizionale riunione dei banchieri centrali del mondo occidentale a Jackson Hole nel Wyoming. Ci sarà , ovviamente, a fare gli onori di cassa il numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke e dal suo intervento si capirà  di più cosa ci aspetta negli ultimi quattro mesi dell’anno. Ieri, se può essere un’indicazione, il suo collega Thomas Hoenig, presidente della Fed di Kansas City ha detto: «Gli Stati Uniti stanno sperimentando una ripresa debole: non sarebbe ragionevole sperare in nulla di meglio».


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