Cavalli, hostess e contratti tutto pronto per Gheddafi

ITALIA-LIBIA Oggi il leader libico a Roma. Svolta sui «centri» per migranti?

Matteo Bosco Bortolaso - il manifesto Sergio Segio • 29/8/2010 • Internazionale • 207 Viste

ROMA. Oggi, a mezzogiorno, dovrebbe sbarcare all’aeroporto di Ciampino. Sarà  la quarta volta di Muammar Gheddafi in Italia. La prima fu nel giugno dell’anno scorso, quando il colonnello arrivò con una foto attaccata alla divisa per ricordare Omar al Mukhtar, eroe della resistenza libica ucciso dagli italiani. Quindi tornò un mese dopo, a luglio, per il G8 a L’Aquila. E ancora nel novembre dell’anno scorso, per il vertice della Fao a Roma.
Stavolta il programma ufficiale prevede una serie di festeggiamenti per i due anni del «Trattato di amicizia» tra Roma e Tripoli, firmato il 30 agosto 2008 nella città  libica di Bengasi. La cerimonia verrà  ospitata, domani sera, nella caserma capitolina «Salvo D’Acquisto». Fuori ci sarà  una manifestazione di protesta dell’Italia dei Valori. Dentro, invece, Gheddafi e il premier Silvio Berlusconi, che offrirà  al suo ospite l’iftar, la cena che rompe il digiuno imposto dal ramadan. A seguire, l’esibizione dei cavalli dei carabinieri e degli ormai famosi purosangue berberi, arrivati direttamente dalla Libia. Sarebbero pronte anche le hostess chiamate per allestire qualcosa di simile alle già  viste «lezioni sul Corano» in cui Gheddafi discetta, a modo suo, di religione. Ci sarà  anche un convegno sui rapporti tra Roma e Tripoli e l’inaugurazione della «Accademia libica», sulla via Cassia.
In realtà , al di là  degli appuntamenti di facciata, già  a partire da oggi il colonnello potrebbe iniziare ad intavolare lucrose trattative economiche che sono uno dei motivi della protesta dell’Idv. Da tempo si parla di una presenza più importante di Tripoli nell’Eni (adesso siamo all’1%, mentre l’obiettivo potrebbe essere il 5-10%, forse addirittura il 15%). La società  petrolifera è impegnata in maniera massicia nel paese africano e sono previsti investimenti per 28 miliardi di euro. La Libia sta giocando un ruolo sempre più importante anche in Unicredit, la banca guidata da Alessandro Profumo (due anni fa i fondi detenuti da Tripoli sono passati a controllare il 7% circa dell’istituto).
Pure gli italiani sono interessati a fare affari in Libia. La società  per le telecomunicazioni Sirti, ad esempio, piazzerà  7 mila chilometri di cavi di fibre ottiche, un affare da 68 milioni. Simile è il contratto della Prysmian, legata alla Pirelli, che ha un accordo da 35 milioni. La Agusta-Westland, controllata da Finmeccanica, fornisce a Tripoli gli elicotteri A109 e il relativo addestramento per il loro utilizzo. Diversi consorzi italiani sono in gara per costruire l’autostrada sulla costa mediterranea della Libia (2,3 miliardi). L’Impregilo costruirà  centri universitari, reti fognarie, elettriche, idriche e telefoniche, guadagnando parecchi milioni.
I libici hanno invitato a Roma anche il vescovo della città  siciliana di Mazara del Vallo. Un segnale interessante, visto che il religioso è da sempre impegnato sull’immigrazione e intende chiedere una «riflessione» sulla politica dei respingimenti. «Non so se avrò la possibilità  di parlare con Gheddafi», ha detto monsignor Domenico Mogavero, secondo cui «bisognerebbe conoscere cosa aspetta gli immigrati che vengono riportati in Libia perché nessuno di noi, fino ad ora, ha avuto la possibilità  di compiere un sopralluogo in quei centri di detenzione» che la Libia dice di aver svuotato, a metà  luglio, con un’amnistia generale. Quella di Gheddafi è stata una mossa a sorpresa, che ha coinvolto i circa 3 mila detenuti africani nei 28 complessi di detenzione libici. Tra questi c’erano anche gli oltre duecento immigrati eritrei e somali traferiti tra mille maltrattamenti nel centro di Braq, nel sud del paese.

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