E il colonnello Gheddafi sbarca da Silvio

Il 30 agosto sarà  a Roma. I finiani hanno avanzato sospetti sul business che lega il premier al leader libico. Visita per festeggiare l’anniversario del trattato d’amicizia. L’anno scorso diede buca a Fini 

UMBERTO ROSSO - la Repubblica Sergio Segio • 19/8/2010 • Politica & Istituzioni • 141 Viste

ROMA – Polemiche o no, arriva il Colonnello. Ad abbracciare Berlusconi, alla faccia dei sospetti dei finiani che invocano chiarimenti sui rapporti fra il premier e il leader libico, oltre che su quelli con Putin. Dunque, lunedì 30 agosto Gheddafi sbarca a Roma, a festeggiare il secondo anniversario del trattato di amicizia tra la “Grande Jamahiriya Araba Libica Popolare Socialista” e la Repubblica italiana. Viene a ricambiare la visita dell’agosto scorso di Berlusconi a Tripoli, quando il premier andò a festeggiare il primo compleanno della firma, in mezzo alle furiose polemiche: i libici pretendevano che le Frecce tricolori spedite laggiù colorassero di verde libico il cielo, anziché col tricolore italiano. Si lavora ancora all’agenda della visita, che di certo prevede la presenza di Gheddafi e di Berlusconi nel pomeriggio del 30 agosto ad un convegno storico nella sede dell’Accademia libica sui rapporti tra l’Italia e la Jamahiriya, con annessa mostra fotografica. Non è chiaro se si tratta della stessa che l’anno scorso a Tripoli provocò accese discussioni per la rimozione di tutto il capitolo della cacciata degli italiani dalla Libia dopo la rivoluzione di Gheddafi, negli anni Settanta. Il leader libico, come nel suo terremoto-tour romano del giugno dello scorso anno, alloggerà  in una tenda beduina, piantata a Villa Pamphili. Con un seguito, all’epoca, di trecento persone. E con incidenti diplomatici a catena, dando buca perfino al presidente della Camera: dopo ore di attesa, nella sala di Montecitorio stracolma, Fini clamorosamente annullò l’incontro, mentre il Colonnello si intratteneva altrove con alcuni suoi ospiti. Nel suo carnet affari in Libia per aziende italiane e ingresso di capitali libici freschi nei pacchetti azionari di alcune grandi società  (dalla Fiat all’Unicredit). E lavori di “risarcimento” per la colonizzazione italiana previsti nel trattato di amicizia, come l’autostrada costiera la cui prima pietra Berlusconi andò a posare in quella contestata visita dell’estate scorsa. Un business sul quale i finiani vorrebbero vederci chiaro, lanciando sospetti su rapporti tanto stretti. E’ solo un «segnale di disperazione politica» s’arrabbia il ministro degli Esteri Frattini, perché «se l’export tira è per la capacità  di Berlusconi di promuovere il made in Italy». Adesso ne potrebbe parlare il Colonnello in persona.

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