Genova fa centro

Una storica delibera della giunta prende atto per la prima volta della rilevanza dei «centri giovanili autogestiti». Così Buridda, Zapata, Terra di nessuno e Pinelli potranno presto traslocare negli spazi assegnati dal Comune. Per sempre e non più sotto minaccia di sgombero

Alessandra Fava - il manifesto Sergio Segio • 19/8/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 314 Viste

GENOVA. Alla Buridda dicono «è come una partita di poker. Aspettiamo di vedere le carte». Quelli dello Zapata che «dalle parole bisogna passare ai fatti». Il Pinelli pensa di essere la cartina di tornasole visto che tutta l’operazione dovrebbe partire da lì, a giorni. Il Terra di nessuno, detto Tdn, sorride: moschea sì o moschea no, l’importante è non sospendere le attività . Insomma i quattro centri sociali genovesi non sanno fino a che punto fidarsi di una delibera della giunta comunale che per la prima volta riconosce il valore sociale dei quattro spazi occupati e prevede una collocazione più idonea per Buridda, Terra di nessuno e Pinelli. Il Buridda andrebbe nell’attuale mercato del pesce all’ingrosso a piazza Cavour accanto al Porto antico, lasciando l’ex facoltà  di economia di via Bertani di proprietà  del Comune, il Terra di nessuno dovrebbe traslocare in un nuovo prefabbricato limitrofo alla prima vera moschea cittadina ancora tutta da costruire e il Pinelli a giorni in un’ex officina sempre in Valbisagno.
Nei centri sociali tutti ti dicono che a Genova è successa una gran cosa che però potrebbe anche essere poco e niente se il Comune non ottempererà  a quello che promette. Nella delibera si legge che «è intenzione della civica amministrazione, al fine di valorizzare l’operato della popolazione giovanile, in particolare degli appartenenti ai quattro Centri giovanili autogestiti attivi in città , far sì che gli stessi possano fruire di immobili strutturalmente idonei all’espletamento delle attività  da loro promosse e che costituiscano, nello stesso tempo, un luogo sicuro per gli occupanti». Che «le attività  poste in essere dai centri giovanili autogestiti, finalizzate a promuovere un equilibrato sviluppo sociale della comunità  giovanile, nonché a favorire l’effettiva e consapevole crescita umana e culturale della persona, rientrano nei compiti istituzionali del Comune di Genova» e ancora che la delibera intende «dare atto della rilevanza dell’attività  svolta per la collettività  dai Centri giovanili autogestiti» prevedendo anche sinergie tra gli assessori comunali e i centri sociali ad esempio per iniziative culturali. Insomma un sacco di complimenti, conditi anche da incontri dei rappresentanti dei quattro centri sociali con l’assessore alla casa Bruno Pastorino (oggi Sel) e anche col sindaco Marta Vincenzi la scorsa settimana. «Storicamente le amministrazioni con i centri sociali hanno avuto due condotte: quella muscolare-repressiva fatta di sgomberi e nuove occupazioni o quella pilatesca per cui non si stabilizzavano le situazioni e si chiudeva un occhio – commenta Pastorino – noi abbiamo optato per la stabilizzazione degli spazi, il mantenimento dei centri sociali nel municipio dove già  operano e soprattutto abbiamo pensato a un disegno complessivo che abbraccia tutti e quattro i centri sociali, rappresentati (conditio sine qua non) da un’associazione che faccia da garante nei confronti dell’amministrazione stessa». Con la Buridda che resta in centro, lo Zapata a Sampierdarena, Terra di nessuno al Lagaccio e Pinelli in Valbisagno, l’assessore parla perciò di «procedimenti chiari, volti al riconoscimento del loro diritto di azione, funzione di socializzazione e di coesione anche nei confronti delle nuove fasce sociali». Insomma il Comune promette che i centri sociali avranno sedi definitive, più idonee, finalmente a norma, dalle quali nessuno tenterà  di scalzarli come succede dal 2005 con la Buridda.
La delibera dice che lo Zapata resta ai Magazzini del sale davanti al porto di Sampierdarena ma lo stabile dal Demanio passerà  al Comune con una permuta che permette una ristrutturazione di tutto l’edificio e quindi nuovi spazi anche per il municipio. La Buridda andrà  nell’attuale mercato del pesce a piazza Cavour con l’assegnazione di due piani superiori e l’utilizzo del piano terra e delle cantine, una volta che il mercato si trasferirà  altrove (Valpolcevera o Cà  de Pitta in Valbisagno). Terra di nessuno dovrebbe finire in un edificio ecocompatibile costruito su una piattaforma di cemento sempre in via Bartolomeo Bianco lasciando il vecchio edificio accanto al quale sorgerebbe la moschea e infine il Pinelli passa all’altra sponda del Bisagno, abbandona la lamiera e conquista i mattoni di un’ex officina già  di proprietà  del Comune.
L’amministrazione chiede che per varare tutte queste operazioni i quattro centri sociali diano vita a un’associazione che dia delle garanzie, «ad esempio sui concerti e il rumore notturno», traducono i ragazzi dei centri sociali che hanno già  scelto come presidente il fondatore della comunità  di San Benedetto Don Andrea Gallo, «perché è uno che dice quello che pensa e non fa parte di nessuna consorteria politica», spiegano. Alla fine, ci tiene a precisare Pastorino, i centri sociali pagheranno anche un canone con un’agevolazione del 90 per cento.
L’opposizione minaccia lo stesso ricorsi al Tar contro la delibera che non prevede però passaggi in consiglio comunale. Intanto la giunta va avanti per la sua strada, anche perché l’operazione cela (ma non troppo) un fine economico: recuperare almeno 8 milioni di euro dalla vendita della villetta di via Bertani dove ha sede ora la Buridda, per far cassa possibilmente entro la prossima primavera.
Ed è proprio la tempistica che lascia perplessi i centri sociali, che temono di dover sospendere le attività  anche solo per alcuni mesi. «La delibera è un passaggio storico perché per la prima volta una giunta scrive che i centri sociali sono una risorsa per la città  – commenta Matteo Jade dello Zapata – Ci teniamo però a sottolineare alcune cose: primo, non siamo noi che abbiamo cercato l’amministrazione. Secondo, ci auguriamo che veramente ci siano dei fondi per rendere agibili secondo le normative questi spazi dove sinora abbiamo fatto i lavori per i fatti nostri e terzo, soprattutto per il Tdn e la Buridda, nessuno deve smettere alcuna attività  nella fase di trasferimento a un altro immobile. Alla fine non deve esserci una compressione degli spazi ma un miglioramento complessivo». Altrimenti? Altrimenti si torna ad occupare. Perciò qualcuno chiede anche certezze ulteriori: «Caldeggiamo altri provvedimenti da parte della giunta o degli uffici tecnici per avere più dettagli soprattutto in merito alla tempistica», dice Manuel Ciarlo della Buridda, dopo un’assemblea piuttosto agitata. «I ventenni oggi non hanno nessuna fiducia nelle istituzioni – continua Manuel – e tutti temiamo che se ci comprimono nei due piani superiori del mercato del pesce smettiamo di fare attività  pubbliche, come i concerti o il critical wine. Per questo siamo riusciti a contrattare che avremo anche in cogestione dello spazio a piano terra per concerti o altre iniziative. Finora però tutto è sulla carta».
Al di là  dell’operazione finanziaria del Comune o della collocazione che l’amministrazione pensa per i centri sociali, il nodo resta, te lo ripetono in tanti, la mancanza cronica di spazi comuni, fruibili, gratuiti o a basso costo. «Da anni chiediamo un grande spazio per concerti che non siano organizzati dal solito grande promotore di eventi che ti chiede decine di euro a biglietto – commentano – abbiamo bisogno di una specie di Chiamata del porto come quella della Culmv, di sale d’incisione, spazi comuni. Le amministrazioni passate hanno dato un sacco di fondi ad associazioni che poi hanno realizzato ben poco».
Di sogni è costellato il passato: doveva nascere una città  della musica a piazza delle Erbe, nel cuore del centro storico, e alla fine è saltata fuori una pizzeria. Poi doveva essere uno spazio al Porto antico e alla fine è nata una città  della musica, che offre sale d’incisione a costi non popolari accanto al museo Galata. La loggia dei Banchi, una piazza coperta comunale, ha ospitato mostre, assemblee, dibattiti e mercati biologici, ora è in ristrutturazione, il suo destino è incerto e già  in passato incombeva il progetto di una privatizzazione con caffè e agenzia di viaggio. Insomma la situazione è tutt’altro che rosea. Paradossalmente, Davide del Tdn fa notare che alcuni spazi sono stati recuperati proprio dai centri sociali: «Si parla di fare la moschea al Lagaccio proprio nel nostro terreno, perché abbiamo reso lo spazio utilizzabile, altrimenti ci sarebbe un rudere e una selva». Il Comune promette ora 300 mila euro per alcune migliorie (ringhiere e messa in sicurezza di alcune strutture al mercato del pesce e impianti al Pinelli) dove si troveranno i fondi per gli altri due però è ancora un mistero. Sembra che il Comune ipotizzi che il demanio consegni l’intero Magazzino del sale dello Zapata almeno col tetto rifatto e che la comunità  musulmana costruisca la piattaforma per il Tdn e che poi lì intervengano degli sponsor. Pastorino ipotizza anche che alcuni lavori possano essere fatti direttamente dai centri sociali, «purché non ci chiedano di farci da soli tutto l’impianto elettrico e le entrate di sicurezza a norma», rimarca Luca del Pinelli. Che un po’ per tutti riassume: «Se la proposta del Comune non implica nessuna sottomissione, è interessante. Se non tentano di ritoccare la nostra autogestione, in linea di massima siamo d’accordo. Certo al momento ci sono solo punti di domanda».

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