I generali hanno deciso, il 7 novembre elezioni-farsa a Rangoon

I media di stato di Myanmar (Birmania) hanno annunciato ieri che le prossime elezioni legislative, le seconde dal colpo di stato militare del generale Saw Maung del 1989, si terranno il 7 novembre 2010: sei giorni prima della fine degli arresti domiciliari di Aung San Suu Kyi, la Nobel per la pace e guida della Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd), principale forza di opposizione alla dittatura.
Il governo militare aveva annunciato le elezioni nel 2008, dopo un incontro tra San Suu Kyi e un inviato dell’Onu che aveva il compito di portare Myanmar verso la transizione democratica: come a dire che la «democrazia» la fanno loro, i militari. Il primo passo era stato far approvare per referendum una costituzione, nel 2008; questa assegna il 25% degli scranni parlamentari a uomini della giunta e stabilisce il quorum del 75% per eventuali modifiche costituzionali. Una maggioranza quasi irraggiungibile senza l’appoggio dei militari.
La Lnd, unica vera minaccia per la giunta, è stata bandita a maggio, avendo rifiutato di registrarsi entro la scadenza fissata. Il partito aveva da tempo deciso di boicottare le elezioni perché, secondo il suo portavoce Nyan Win, la data stabilita non concedeva un periodo di tempo sufficiente per organizzare la campagna elettorale. «Senza libertà  di stampa e di espressione – aveva aggiunto – le elezioni non possono essere né libere né imparziali». La nuova legge elettorale inoltre avrebbe imposto l’espulsione di gran parte dei membri del partito,colpiti da provvedimenti penali. San Suu Kyi infatti è stata condannata nel 2009 per violazione degli arresti domiciliari e, in un altro processo, per violazione delle norme di sicurezza, mentre altri membri del suo partito sono in carcere (dove sono rinchiusi oltre duemila prigionieri politici).
Anche il Partito dell’Unione Democratica ha boicottatole elezioni. Il suo presidente Thu Wai ha denunciato intimidazioni da parte della polizia contro uomini del suo partito. Gli agenti, secondo quanto ha dichiarato, si sono presentati nelle loro abitazioni in cerca di dati personali e fotografie. Le elezioni per lui sono una farsa.
Sei partiti sono in attesa di approvazione, mentre 40 sono quelli finora registrati. Tra questi la Forza Democratica Nazionale, i dissidenti interni della Lnd contrari al boicottaggio e aperti a collaborare con altre forze democratiche. Molti suoi membri tuttavia potrebbero essere respinti perché ex detenuti. Degli altri partiti in corsa i due terzi rappresentano minoranze etniche, che puntano più ad obiettivi immediati e locali più che a un cambiamento generale. Sette infine sono considerati molto vicini ai militari, la cui veste civile ed elettorale, il Partito Unione Solidarietà  e Sviluppo, è il favorito d’obbligo di queste elezioni.
Gran parte degli stati occidentali e le organizzazioni per i diritti umani considerano questo voto una farsa e condannano il regime di Myanmar per il rifiuto di liberare i prigionieri politici (come chiesto ieri anche da Ban Ki Moon proprio in vista delle prossime elezioni) e per le leggi elettorali restrittive. Stati Uniti ed Europa intanto mantengono le loro sanzioni, nonostante diversi avvocati democratici abbiano dimostrato la loro inefficacia. Il 90% degli investimenti stranieri nel paese proviene infatti dalla Cina, mentre poche settimane fa il generale Than Shwe ha stretto con l’India un accordo di cooperazione.
Alle precedenti elezioni del 1990 la vittoria era andata al partito di San Suu Kyi, dall’anno prima agli arresti domiciliari, parzialmente revocati nel 1995 ma nuovamente imposti nel 2003. Di fronte alla schiacciante vittoria della Lnd alle elezioni del 1990, con 392 seggi su 489, Saw Maung annullò il risultato e scatenò la repressione contro i dissidenti.


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