Il sogno di Wole Soyinka “Un partito per i giovani”

«Ormai sono un uomo anziano. Appartengo a una generazione sprecata. Una generazione che non è riuscita, se non in minima parte, a realizzare i suoi sogni. Per il mio compleanno non ho voluto regali. Questa volta voglio fare io un regalo ai giovani: voglio vigilare perché la loro non sia una generazione perduta. Un nuovo partito politico è il mio regalo per la Nigeria: io e gli altri che lo hanno voluto lo tireremo su e ce ne prenderemo cura, ma poi lo lasceremo ai giovani, perché il futuro è il loro. E non possono perderlo a causa della corruzione o della cattiva gestione delle risorse».

Ha festeggiato i 76 anni poco più di un mese fa Wole Soyinka, premio Nobel per la Letteratura, da sempre coscienza critica del continente africano e in particolare del suo Paese, la Nigeria. Ma all’età  in cui molti uomini pubblici scelgono di ritirarsi – ultimo l’arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace, 79 anni – l’autore di Gli abitanti della palude (The Swamp Dwellers) fa una scelta di segno opposto.
Il suo compleanno, Soyinka lo ha celebrato a Lagos in una sala conferenze piena all’inverosimile, dove ha annunciato la sua sfida: un partito politico per prendere parte alle elezioni del prossimo anno in Nigeria e far cambiare rotta al Paese. Quasi un ritorno indietro, quello di Soyinka, che negli anni ’60 si batté contro il governo del generale Yacubu Gowon e finì anche in carcere. Poi, con il tempo, ha scelto di fare un passo indietro rispetto alla militanza attiva e si è ritagliato il ruolo dell’ “intellettuale contro”, la voce autorevole che tuona di volta in volta contro il governo dell’apartheid in Sudafrica o la dittatura di Robert Mugabe in Zimbabwe.
«Spazio ai giovani, basta corruzione, basta accentramento, dialogo con i guerriglieri del Mend, modifica totale del metodo di distribuzione delle ricchezze: questo e molto più. Le basta?», risponde al telefono da Lagos quando lo si interroga sui punti principali della sua piattaforma politica. Al telefono la voce del Nobel, noto per il suo carattere schivo e a volte aspro, suona allegra e combattiva. «In realtà  questo partito non è nuovo: lo avevo formato già  nel 2005 assieme ad un gruppo di persone che come me avevano combattuto contro la dittatura. In questi anni il regime ha fatto di tutto per bloccarci. Ora hanno definitivamente fallito, il partito è stato finalmente registrato e alle elezioni ci sarà . La nostra sfida non è finita, anzi inizia qui. La politica in Nigeria non sta rispondendo alle attese della gente: è necessario un cambiamento radicale in senso progressista. Il nostro è un Paese ricco, eppure in molte zone mancano le infrastrutture di base, come luce ed elettricità . La quantità  di soldi che viene persa in corruzione è, semplicemente, pornografica. C’è moltissimo da fare».
Come farlo è un’altra delle rivoluzioni che Soyinka ha in mente: agli elettori il partito punta a presentarsi come un movimento di base. «Un altro partito centralizzato non serve a nessuno: ci muoveremo a livello locale, abbiamo già  incoraggiato molte persone a presentarsi alle elezioni. Molti dei nostri candidati hanno già  una forte base nel loro collegio elettorale e sono in posizione privilegiata per parlare alle persone e farsi carico dei loro problemi». Un modello nuovo per l’Africa: esportabile? «Francamente non possiamo permetterci ora di guardare fuori dai nostri confini. I problemi che abbiamo bastano per un’intera generazione. È chiaro che se avremo successo potremmo pensare a costruire un network progressista africano: ma è presto per questo».
Quello che il nuovo partito non potrà  evitare di guardare invece è la situazione nel Delta del Niger, dove da anni i ribelli del Mend si battono a colpi di sequestri e arrembaggi contro il modo in cui le risorse petrolifere sono gestite. Soyinka sta già  cercando una soluzione al problema: da mesi media fra il governo e i ribelli, finora senza molti risultati. Questo problema è stato decisivo nella sua scelta di impegnarsi in politica. «La questione centrale per quanto riguarda il Delta del Niger è la gestione delle risorse: ora tutto è controllato a livello nazionale, i soldi vanno al governo centrale che poi dovrebbe ridistribuirli, e non lo fa. L’intero sistema va decentralizzato e gestito in modo complessivo: la ribellione è solo un aspetto della questione. Quello davvero centrale è ascoltare le richieste delle popolazioni locali, fare in modo che anche loro possano godere delle ricchezze naturali presenti sul territorio».
Per realizzare l’obiettivo il premio Nobel per la Letteratura abbandonerà  la tradizionale ritrosia e scenderà  direttamente in politica? Una risata dall’altra parte della cornetta accoglie la domanda: «Non ci penso proprio. Non sono un uomo da palcoscenico, non amo la folla, non mi piacciono i riflettori. Starò dietro le quinte, per essere certo che tutto vada bene e che l’eredità , al momento giusto, passi ai giovani. Il mio contributo, gliel’ho detto, è chiaro: voglio essere certo che dopo la mia non ci sia un’altra generazione sprecata».


Related Articles

Sudan, la piazza non smobilita contro il golpe dell’esercito

Svolta a Khartoum. Destituito dopo 30 anni di potere il presidente Omar al Bashir. Ma la “primavera” di Khartoum è già diventata un colpo di stato militare

La vittoria che apre un boulevard all’alleanza di centrosinistra

Pd e Sel per Hollande, ma Bersani rassicura i suoi centristi: «Tifano per lui i conservatori della Ue». E c’è chi gli giura che non cambierà  il fiscal compact

Stati uniti, declassato Jared Kushner, che perde accesso ai file «top secret»

In questa retrocessione Kushner non è solo, ma con tutti i funzionari dell’amministrazione che, come lui, avevano un nullaosta provvisorio

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment