Milano sgombera per far posto a Expo

L’Italia dei piccoli Sarkozy

Giorgio Salvetti - il manifesto Sergio Segio • 20/8/2010 • Osservatorio razzismo & discriminazioni • 193 Viste

Davanti alla grandeur dei francesi l’Italia soffre sempre. Eppure anche noi abbiamo i nostri piccoli Sarkozy che per ottenere consenso se la prendono con gli zingari. Il nostro è il paese dei cento campanili, ogni città  fa a modo suo. E così la guerra nazionale contro i rom è stata solo delegata dal ministro leghista Maroni a sindaci e prefetti. Non per questo è meno odiosa. Qualsiasi sindaco, di destra o di sinistra, che voglia farsi notare se la prende con il campo rom più vicino. Le due «città  all’avanguardia» in questa gara a chi è più razzista sono Milano e Roma. E i campioni sono il vicesindaco milanese Riccardo De Corato e il sindaco romano Alemanno, che ha ereditato la politica anti-rom inaugurata da Walter Veltroni.
A Milano l’unico grosso campo regolare, quello di via Triboniano, entro ottobre dovrà  essere smantellato per fare spazio alla strada che connetterà  la città  all’area di Rho-Pero dove si terrà  Expo 2015. Chi vive nei campi «irrogalari» da anni migra da uno sgombero all’altro. Non passa giorno senza che De Corato vanti l’ennesima azione dei suoi poliziotti locali. Anche ieri, come un piccolo Sarkozy, si è messo il cappello da Napoleone in testa e ha annunciato di aver smantellato un’insediamento di 15 rom, 8 adulti e 7 minorenni, in via Barzaghi. Proprio accanto al campo regolare che deve sparire in nome di Expo. «La presenza di Triboniano – ha tuonato il vicesindaco – attira come miele abusivi d’ogni sorta. Sono nullafacenti che arrivano a Milano per vivere d’espedienti più illeciti che leciti». Poi, come sempre, De Corato ha snocciolato il bilancio aggiornato della sua campagna. «Dall’inizio dell’anno sono 124 gli sgomberi effettuati, 301 dal 2007. Una politica che è poi la stessa di un grande paese come la Francia». Chapeau.
L’odissea degli zingari di Milano, in tutto 3000 persone, è frutto di una paranoia securitaria e propagandistica che affronta la questione solo con polizia e ruspe ma senza avere nessuna vera soluzione alternativa. La caccia dello zingaro parla ai peggiori istinti dei cittadini e fa sempre gioco ai politici.
Triboniano è l’unico vero campo regolare di Milano. In realtà  i campi sono tre, dislocati vicino al grande cimitero del Musocco. Container recintati e sorvegliati dai vigili. Per cercare di regolarizzare la situazione delle 800 persone che lì vivono fra i topi, il Comune, grazie alla mediazione della Casa della Carità  di don Colmegna, ha fatto firmare ai rom un patto di legalità  a senso unico e su base etnica. In cambio loro avrebbero potuto vivere in quelle aree. Quel patto non ha mai funzionato, il campo è presto diventato una zona degradata e invivibile. E ora che deve passarci la strada per Expo i rom vanno cacciati. In cambio si promette loro sostegno per l’acquisto o l’affitto di case, o una buona uscita in denaro perché se ne tornino al loro paese. La Francia non ha inventato nulla. Il problema è che solo una trentina di famiglie su 100 ha accettato queste condizioni. Tutto doveva essere risolto entro agosto. E invece si andrà  a ottobre e probabilmente assisteremo all’ennesimo sgombero con la forza.
Ricordiamo solo alcuni episodi tragici che hanno segnato la storia degli zingari milanesi. Qualche anno fa ad Opera, nell’hinterland milanese, la popolazione aizzata da leghisti e ex fascisti bruciò un campo per rom della protezione civile. Da quel pogrom i rom scapparono in via San Dionigi assistiti da tutte le associazioni. Ma vennero cacciati anche da lì e si rifugiarono in una discarica alla Bovisasca. Nuovamente sgomberati ripararono in via Rubattino (zona Lambrate), ma vennero mandati via anche da lì. Le famiglie con bambini vagarono per la città  in pieno inverno. Alcuni trovarono rifugio dalle maestre della vicina scuola che stavano avviando un programma di integrazione brutalmente interrotto. Contro la politica di palazzo Marino si è più volte scagliato il cardinale Tettamanzi, mentre l’ex presidente della provincia Filippo Penati (Pd), ha preferito sperimentare la politica dello sceriffo di centrosinsitra. Una politica inaugurata a Roma dall’ex sindaco Walter Veltroni, memorabile il suo sgombero dei nomadi di Testaccio, cacciati al Prenestino. Con Alemanno la campagna continua. Tra pochi giorni a Roma scatterà  il censimento dei nomadi. In Italia fu per primo il ministro Maroni a comandare la schedatura dei rom con tanto di presa delle impronti digitali anche dei bambini.

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