Pacifisti derubati, militari in manette

GERUSALEMME. «Tsahal, l’esercito più morale del mondo», amano ripete i comandi militari e i dirigenti politici israeliani per rispondere alle organizzazioni umanitarie internazionali che spesso, in questi anni, hanno accusato di crimini di guerra le forze armate dello Stato ebraico. Certo in questi ultimi giorni il comportamento dei soldati israeliani non giustifica la stima incondizionata che gli alti ufficiali israeliani hanno nei confronti dei loro uomini. Giorni fa ha fatto il giro del mondo il caso dell’ex soldatessa Eden Abergail, che ha messo in Facebook foto che la ritraggono sorridente accanto a prigionieri palestinesi bendati e ammanettati, ignari della presenza di una macchina fotografica. Ieri il sito del quotidiano Yediot Ahronot ha confermato la notizia che circolava già  da giovedì sera: l’arresto di due militari e il fermo di altri due nell’ambito delle indagini sul furto di computer, carte di credito e telefonini di attivisti della «Freedom Flottiglia» attaccata dalla Marina militare israeliana lo scorso 31 maggio (con un bilancio di nove civili turchi uccisi) mentre cercava di raggiungere la Striscia di Gaza.
I furti erano stati denunciati quasi subito, in particolare dal documentarista e giornalista Manolo Luppichini, uno dei sei italiani sequestrati in mare dai commando israeliani il 31 maggio e incarcerato per alcuni giorni. «Spesa di 52,61 euro, R. M. Village Market, Gedera (4 giugno, ore 11.14)», aveva trovato scritto sull’estratto conto della sua carta di credito. Come era possibile, di era domandato il documentarista, visto che quel giorno il suo passaporto, carte di credito, videocamere e materiale girato erano sotto sequestro delle autorità  israeliane. «Sono rientrato in Italia il 3 giugno – raccontò Luppichini -e sono andato subito in banca per bloccare la carta, ma dai tabulati risulta che è stata utilizzata in Israele il 4 giugno, quando io ero già  rientrato». Chi era andato a spendere quei soldi in un autogrill poco lontano da Ashdod, il porto dove erano state portate con la forza le navi pacifiste? «Non abbiamo idea di che cosa sia successo», replicò sdegnato il portavoce del ministero degli esteri israeliano Yigal Palmor che invitò Luppichini a rivolgersi alla sua banca. Ma la risposta all’interrogativo era proprio in Israele.
In manette sono finiti un tenente, comandante di una delle unità  di commando impiegate nel violento abbordaggio alla Flotilla, accusato di aver rubato fra 4 e 6 computer portatili. Con lui un soldato – che lo avrebbe aiutato a piazzare la merce rubata – e almeno altri due militari, coinvolti nell’acquisto della refurtiva. I primi due sono in arresto, anche se le responsabilità  del soldato (che ha raccontato tutto agli investigatori denunciando l’ufficiale) appaiono minori. Mentre gli altri due per ora sarebbero solo in stato di fermo e verrebbero interrogati.
«L’inchiesta è appena agli inizi – ha scritto Yediot Ahronot citando una fonte anonima -, ma se quello che sembra sarà  provato si tratta di una vicenda imbarazzante e vergognosa».
Un altro contributo alla buona stampa dell’esercito «più morale del mondo» c’è ancora Eden Abergail. Il sito del quotidiano Haaretz riferiva ieri che l’ex soldatessa, dopo essere stata criticata per aver messo in rete le foto dei prigionieri palestinesi, ha dato sfogo al suo viscerale ultranazionalismo scrivendo sul suo profilo in Facebook «Sarei felice di uccidere gli arabi – anche di massacrarli…nella guerra non esistono regole».
Intanto si prepara una «Flottilla 2». L’ambasciatore di Cipro a Beirut ha avvertito che il suo paese rispedirà  indietro la nave libanese «Mariam». con a bordo decine di donne, che domenica sera salperà  dal porto di Tripoli diretta a Cipro per poi fare rotta su Gaza. L’organizzatrice della spedizione marittima, Samar al-Hajj, ha ribadito la volontà  delle attiviste di rompere l’assedio navale israeliano. «Siamo determinate ad andare avanti nonostante la posizione cipriota – ha detto al Hajj – A bordo ci sono infermiere, dottoresse, giornaliste, donne cristiane e musulmane», ha spiegato. Tra loro anche la famosa cantante libanese May Hariri e un gruppo di infermiere dagli Stati Uniti.


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