Riparte il Pil italiano: +1,1% è il dato più alto dal 2007

ROMA – Aumenta la produzione industriale, grazie soprattutto all’export, e anche il Pil dà  segni di vita. Qualcosa quindi si muove, anche se la crescita non si è ancora tradotta in occupazione e le cifre sono ancora basse, lontane mille miglia dal periodo pre-crisi.
Quel qualcosa che si muove, segnala l’Istat, è dato da un aumento della produzione industriale che, a giugno, ha segnato un più 8,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2009 (0,6 se misurato invece su maggio di quest’anno). Un’impennata come mai si vedeva dal 2000, dovuta soprattutto all’exploit dei macchinari (più 27,1 per cento), delle apparecchiature elettriche e per uso domestico (22,6) del coke e dei prodotti petroliferi (12,4). Quanto al Pil, l’aumento è stato dell’1,1 per cento rispetto ad un anno fa e dello 0,4 se misurato sui primi sei mesi del 2010. Segnale buono che però resta debole se confrontato con quello di altri paesi industrializzati (restando all’anno gli Usa hanno messo a segno una crescita del 3,2 per cento, il Regno Unito dell’1,6).
Ora è chiaro che i dati si possono leggere con maggiore o minore ottimismo. Il governo sceglie la prima ipotesi, l’opposizione la seconda. Per Adolfo Urso, viceministro dello Sviluppo economico «il segnale è ottimo», dovuto essenzialmente all’impennata dell’export «che ha saputo intercettare prima e meglio la nuova domanda estera». Ciò detto, ha precisato «ora bisogna stare attenti ai colpi di coda, e aumentare e non tagliare le risorse per promozione e internazionalizzazione». Per il Pd invece «la ripresa è debole e non si traduce in occupazione. In autunno, se ci sarà  ancora un governo, e se sarà  in grado di fare una Finanziaria, questa dovrà  essere di stimolo e non depressiva come le misure adottate fino ad ora». Quanto ai sindacati, la Cgil fa notare che «c’è una tendenza positiva, che non va interpretata come risolutiva dei problemi aperti dalla crisi, il divario da colmare è enorme».
La cautela è d’obbligo, avvertono gli industriali. L’Anie, per esempio, l’associazione di Confindustria per le imprese elettroniche ed elettriche, pur avendo messo assieme risultati superiori alla media (nel primo semestre i balzi sono stati del 9,1 e del 14,4 per cento) avverte «la delicatezza del momento». «Non dimentichiamo che nonostante i rimbalzi dei primi mesi del 2010 i livelli di attività  nel nostro settore sono oggi al di sotto del 20,5 per cento rispetto ai livelli pre-crisi» precisa il presidente Guidalberto Guidi.
Quindi per sanare il buco aperto dalla recessione ci vorranno molte altre impennate (alla fine del 2009 la caduta della produzione superava il 17 per cento). Al momento tutti preferiscono mettere le mani avanti, soprattutto i commercianti. «Con questi ritmi di crescita la ripresa appare ancora lenta, se non ripartono i consumi è difficile pensare che il Pil possa accelerare» commenta Confcommercio.


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