Rom a scuola con Sant’Egidio Con sostegni e obblighi funziona

A scuola in periferia. A Roma, in fondo alla Prenestina. Campi spogli, camion di passaggio, caseggiati, più lontano palazzoni grigi, qui c’è il campo Rom di via Gordiani. Con ex container che d’estate sono autentici forni, comunque attrezzato, e 250 persone circa tra adulti e piccoli. E un programma della comunità  di Sant’Egidio per far frequentare la scuola ai piccoli che funziona. Ha coinvolto quasi cinquanta ragazzi e ragazze. Ha avuto fondi dallo Stato quando li aveva stanziati il governo Prodi. Ora la comunità  confida nell’Unione europea e nella Provincia.

Stefano Miliani - Unita.it Sergio Segio • 30/8/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 255 Viste

La testimonianza di Cristina. Lei ha 9 anni. Superata la prima diffidenza, sventola un quaderno: “Mi piace andare a scuola, mi dispiace non andarci, ora, matematica è la mia materia preferita, leggere la più difficile anche se mi piace leggere tutto, ho un bel libro che parla di un delfino, da grande voglio fare la parrucchiera, vuoi vedere il mio disegno? Ecco, da una parte il sole piange, dall’altra ride e qui tutti ridono e si abbracciano e, vedi?, c’è l’arcobaleno”. Cristina, promossa in terza elementare, orgogliosa dei suoi disegni, è una dei piccoli rom e sinti i cui genitori beneficiano di borse di studio da 100 euro al mese trovate dalla comunità  di Sant’Egidio per una popolazione che buona parte d’Europa vorrebbe cacciare altrove, se non peggio. La comunità  di matrice cristiana ha infatti avviato nel 2008-9 il progetto “Diritto alla Scuola, Diritto al Futuro” grazie a un bando del ministro al welfare Ferrero del 2007 (governo Prodi) ora esaurito – per cui si passa ai fondi europei – e che si fonda su un presupposto: l’istruzione scolastica è un diritto di tutti sancito dalla Costituzione, è fondamentale per combattere emarginazione e povertà , se lo neghiamo a qualcuno il diritto vacilla per tutti. Per inciso: le borse di studio per chi ha difficoltà  le prevede l’articolo 34 della Costituzione.

Regole esplicite Il programma si regge su patti chiari: le famiglie rom ricevono un sostegno economico purché firmino e rispettino un contratto, altrimenti il contributo decade. Primo requisito, i piccoli e le piccole devono andare a scuola con puntualità  e regolarmente, cioè non mancare più di tre giorni al mese salvo malattie, seguire corsi pomeridiani e altre attività , mostrare miglioramenti significativi; da parte loro i genitori devono incontrare gli insegnanti, avere un rapporto con la scuola, controllare le pagelle, partecipare attivamente alle due-tre feste di quartiere che ogni anno Sant’Egidio organizza, seguire i loro piccoli. E anche d’estate i piccoli non devono eclissarsi ma partecipare ad attività  in centri estivi.

La frequenza scolastica cresce Il programma del 2009-2010 ha coinvolto poco meno di 50 studenti e due scuole elementari della zona: la Giovanni XXIII, poi il circolo didattico Ferraironi e quello intitolato al bambino pakistano Iabal Masih. Grazie all’iniziativa la frequenza di piccoli rom, prima inferiore in media al 40-50% dei giorni scolastici, ha superato il 70%. “ La nostra amicizia con i rom è iniziata una ventina di anni fa a Roma, poi si è estesa – spiega Paolo Ciani, giovane volontario di Sant’Egidio – Sono i più poveri tra i poveri, i più disprezzati, su di loro si fa propaganda, su altre comunità  c’è anche consenso, non su questa. In Italia i rom sono 130-140mila ma non ci sono cifre ufficiali, è assurdo che lo Stato trasformi questa popolazione in fantasmi, e c’è una sproporzione spaventosa tra la paura nei loro confronti e la realtà ”. E la scolarizzazione insufficiente, aggiunge, ha devastanti effetti a cascata ma alle istituzioni, spesso, interessa poco o nulla.

Il mediatore rom Il loro programma usa mediatori culturali. Come Boban, 25 anni, cresciuto a Roma: “Sono andato a scuola, so quant’è importante studiare. Ho rapporti diretti con le maestre e gli operatori della scuola, le famiglie e i bambini. Monitoriamo il campo ogni mese, controlliamo che gli studenti vadano a scuola puliti e ordinati, e i risultati si vedono. Oltre tutto le borse di studio hanno effetto da traino”. Da un altro nucleo in zona Jonut Dumitru Ion, mingherlino, dagli occhi scuri pieni di curiosità  e timidezza, frequenta la Ferraironi: “Mi piace studiare l’italiano, a scuola ho trovato amici, l’inglese è difficile, scrivere è più facile di leggere”. Viene dalla Romania. È il primo della sua famiglia ad andare a scuola. Sua sorella Monika, 5 anni, lo seguirà . La madre, Maria, il volto segnato dagli stenti, è determinata. “Mio marito e io non abbiamo potuto andare a scuola, i nostri figli devono studiare per avere un futuro migliore del nostro”. Lo dicevano tanti genitori italiani doc dopo la guerra e oggi non ce lo ricordiamo più.

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