Sarkozy senza alleati nella guerra ai rom

PARIGI – Pochi punti in più nei sondaggi, e una valanga di critiche. La cacciata dei rom voluta da Nicolas Sarkozy, con voli di rimpatri quasi giornalieri verso l’Europa dell’Est, non sta pagando in termini di popolarità , almeno finora. Secondo l’ultima rilevazione, i consensi per il presidente sono infatti aumentati di soli due punti. La mossa ha attirato a Sarkozy simpatie degli elettori dell’estrema destra, ma ha lasciato scioccati molti centristi, e adesso sta creando divisioni anche all’interno della maggioranza. L’ex primo ministro, Dominique de Villepin, storico avversario di Sarkozy, ha parlato di «una macchia di vergogna sulla nostra bandiera» in un editoriale scritto per il quotidiano Le Monde, accusando il presidente di aver violato la Costituzione.
Sullo stesso giornale, l’ex ministro della Giustizia, Rachida Dati, ha invitato al rispetto degli immigrati, mentre da sinistra l’ex premier socialista Lionel Jospin ha accusato Sarkozy di nascondere dietro la stretta autoritaria il fatto che in tre anni di presidenza gli organici della polizia sono stati ridotti di almeno 9 mila unità .
L’appello del Papa per l’accoglienza e la fratellanza ha spinto molti esponenti politici francesi a smarcarsi dalla svolta di Sarkozy. Le parole di Benedetto XVI, pronunciate in francese, rispecchiano la preoccupazione del mondo cattolico e rischiano di incrinare quei rapporti con la Chiesa che il presidente francese aveva avviato subito dopo la sua elezione, pronunciando a Roma il suo famoso discorso sulla «laicità  positiva». Non a caso, il ministro dell’Interno, Brice Hortefeux, ha detto ieri di voler incontrare il cardinale André Vingt-Trois, presidente della conferenza episcopale francese. Eric Besson, ministro dell’Immigrazione, ha invece preferito rispondere a quelle che ha definito «critiche ingiuste». «A questa fratellanza universale la Francia fa più della sua parte. In materia di asilo politico – ha detto Besson – siamo il secondo paese al mondo dopo gli Stati Uniti. Accogliamo sul nostro territorio 170mila stranieri ogni anno per lunghe permanenze».
Anche l’Unione europea è tornata a pronunciarsi sulle espulsioni di rom, chiedendo il rispetto della libera circolazione dei cittadini. Un richiamo allargato anche all’Italia, dove pure si svolgono i cosiddetti «rimpatri volontari». «Non facciamo commenti sulle singole situazioni degli stati membri – ha specificato il portavoce del commissario alla Giustizia, Viviane Reding – ma stiamo monitorandole da vicino». Due sottosegretari del governo rumeno arriveranno domani a Parigi. La visita, inizialmente prevista per la fine del mese, è stata anticipata. L’obiettivo però, almeno da parte francese, non è mediare quanto ottenere da Bucarest la garanzia che i rom espulsi non torneranno indietro. I «rimpatri volontari» non sono infatti una novità . L’anno scorso ce ne sono stati quasi 10mila. Questa volta, il governo francese vuole invece affermare il principio secondo il quale i rom non possono soggiornare sul territorio francese per più di tre mesi se non hanno un lavoro. Libera circolazione sì, ma con restrizioni sempre più pesanti.


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