Cittadini Rom

Sit-in e proteste ieri in 137 città  francesi contro la politica xenofoba di Sarkozy e del suo governo. A Parigi in 50mila sfilano, insieme a tutta la sinistra, al grido di «liberté, égalité, fraternité». In migliaia in piazza anche a Roma

Anna Maria Merlo - il manifesto Sergio Segio • 5/9/2010 • Diritti umani & Discriminazioni • 224 Viste

PARIGI. Un soprassalto di dignità . Ieri, in 137 città  francesi, ci sono stati cortei e sit in per protestare contro la politica xenofoba di Nicolas Sarkozy e del suo governo. Manifestazioni consistenti, un po’ dappertutto, 10mila a Marsiglia, 7mila a Lione, 3500 a Bordeaux, 2mila a Tolosa. A Parigi, un grosso corteo è partito alle 14,30 da place de la République. Migliaia di persone (12mila per la polizia, 50mila per gli organizzatori) hanno sfilato dietro lo striscione «no alla xenofobia e alla politica della gogna, liberté, égalité, fraternité». In testa al corteo, una quarantina di rom rumeni che vivevano nel campo di Choisy-le-Roi, nella periferia parigina, distrutto il 12 agosto scorso. Le gens du voyages, i nomadi francesi, erano anche loro in testa, con una bara in cartone che menzionava «Sarkozy 1955-2010, figlio di Pétain». In mattinata, alle 11, c’è stata una prima azione, sotto le finestre del ministero dell’immigrazione, rue de Grenelle e vicino al métro Varenne: Jane Birkin, Agnès Jaoui e Jeanne Cherbal hanno cantato Les p’tits papiers, la canzone che Serge Gainsbourg aveva scritto per Régine, egualmente presente ieri mattina. La manifestazione era organizzata da più di un centinaio di associazioni, dal Resf (Rete educazione senza frontiere) alla Lega dei diritti del’uomo. Le associazioni antirazziste e umanitarie hanno sfilato assieme e questa è una novità , viste le rivalità  e gli scarti di posizione (ad esempio c’era la Licra, di solito restia ad unirsi a queste manifestazioni e anche France terre d’asile e Emmaus, che non hanno l’abitudine di scendere in piazza).
Nel corteo hanno sfilato anche il Sindacato della magistratura e quello degli avvocati di Francia. Sul fronte sindacale, che sta preparando la manifestazione di martedi’ contro la riforma delle pensioni, c’erano i sindacati degli insegnanti (che scioperano anche lunedì, contro i tagli alla scuola), Cgt e Cfdt, mentre Force ouvrière aveva suggerito ai suoi iscritti di andare individualmente alla manifestazione. Uno striscione indicava «Ebrei e arabi per la pace». I partiti di sinistra erano tutti presenti. In testa, dopo i rom, i dirigenti di Pcf, Verdi, Parti de gauche, Npa. Il Ps era presente, ma con dei deputati dentro il corteo, non nel carré de tàªte. Comunque, il ritorno del Ps in piazza su questioni di libertà  e di principi, a fianco dei vecchi alleati della sinistra plurale, è una novità . Il centro non era uficilamente presente, ma c’era qualche rappresentante del MoDem, come l’ecologista Jean-Luc Bennahmias.
«Rispetto», molti volantini hanno evocato questo principio. «No al razzismo di stato», dicevano altri. Molte persone hanno sfilato con uno sticker sulle magliette: «immigrato» (in Francia, una grande maggioranza della popolazione ha degli antenati vicini o lontani che vengono da altrove).
La forza della manifestazione parigina è stata la presenza di molta gente che di solito non milita da nessuna parte. Il rischio di una deriva xenofoba, dopo il discorso di Grenoble di Sarkozy, lo scorso 30 luglio, è ormai molto sentito. Sarkozy, oltre ad annunciare nuove norme per privare della nazionalità  francese i naturalizzati che delinquono, aveva detto: «Stiamo subendo le conseguenze di cinquant’anni di immigrazione insufficientemente regolata», additando il bersaglio del momento: «Voglio accelerare gli smantellamenti di campi selvaggi di rom». Poi il ministro dell’immigrazione, Eric Besson, ha corretto il tiro verbale e parla solo più di «cittadini rumeni e bulgari», per non porgere il fianco alle accuse dell’Onu e del Consiglio d’Europa, che accusano la Francia di violare la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, che proibisce le deportazioni di intere popolazioni. Ma, nei fatti, le espulsioni hanno accelerato il ritmo: 979 persone espulse verso la Romania nel solo mese d’agosto (8030 dall’inizio dell’anno, con 27 voli charter specialmente organizzati). Un centinaio di campi illegali sono stati distrutti. E il 27 settembre arriva all’Assemblea una nuova legge, che dovrebbe imporre norme restritive sulla naturalizzazione: la nazionalità  acquisita potrebbe venire negata a tutti coloro che «hanno volontariamente attentato alla vita di una persona depositaria del’autorità  pubblica», mentre verrà  creato un reato di «poligamia di fatto». Già  da questa settimana, inoltre, il parlamento, oltre alla contestata riforma delle pensioni, discute la legge sulla sicurezza interna, che prevede un innalzamento delle pene minime per atti di violenza e un «dispositivo di evacuazione d’ufficio», in caso di occupazione «illecita da parte di accampamenti che presentano gravi rischi di insalubrità ». Una legge fatta per i rom ma anche per tutti i nomadi (il 95% sono di nazionalità  francese). Il parlamento europeo esamina martedì «la questione dei rom, la cui situazione è preoccupante in vari stati membri».

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