Col chador in tv: “Sono Sakineh, mai subito torture”

Era ancora una volta nascosta dal chador la donna che ieri sera si è presentata a una televisione iraniana come Sakineh Mohammadi Ahshtiani smentendo di essere stata torturata in prigione e ammettendo la propria complicità  nell’omicidio del marito. E ancora una volta è difficile credere che quella donna sia la vedova quarantatreenne, madre di due figli, condannata alla lapidazione per adulterio e complicità  in omicidio, il cui caso ha sollevato una mobilitazione internazionale.

r. cas. - la Repubblica Sergio Segio • 16/9/2010 • Diritti umani • 205 Viste

Se in una precedente confessione televisiva diffusa il 13 agosto, una presunta Sakineh aveva confessato un complotto per assassinare il marito, ieri in prima serata ha innanzitutto smentito di essere stata picchiata in carcere dopo che il 28 agosto il quotidiano britannico The Times aveva pubblicato la foto di una donna senza chador sotto il titolo “Il vero volto della donna che l’Iran vuole lapidare”. La donna ritratta era in realtà  un’attivista iraniana esule in Svezia, ma – secondo il figlio Sajjad Ghaderzadeh e l’avvocato Javid Hutan Kian – l’errore era costato a Sakineh 99 frustrate per “indecenza”.
«Non lo confermo. Si tratta di menzogne e illazioni», ha dichiarato la donna intervistata in azeri, la lingua della minoranza dell’Azerbaijan iraniano, mentre sullo schermo comparivano i sottotitoli in farsi, la lingua ufficiale iraniana. E, come nella precedente intervista televisiva, ha ammesso ancora una volta di essere stata complice nell’omicidio del marito. «Non sono stata torturata. Quello che sto dicendo sono parole mie e nessuno mi ha costretto a venire davanti alla telecamera».
Dichiarazioni che però non fugano i dubbi sulla loro volontarietà  né fermano la mobilitazione internazionale: l’appello per la liberazione di Sakineh continua a raccogliere adesioni sul sito di Repubblica, mentre sabato a Bruxelles si terrà  una manifestazione promossa dall’eurodeputato belga Marc Tarabella e da Amnesty International col sostegno dell’Europarlamento. Non solo per Sakineh, ma anche per gli altri 24 iraniani che in Iran rischiano la morte sotto il colpo delle pietre.

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