Disabile nel braccio della morte

Il tribunale della Virginia ha condannato Teresa Lewis alla sedia elettrica perchè ritenuta colpevole di essere la mandante degli omicidi del marito e del figliastro. La donna è affetta da ritardo mentale.

Antonio Marafioti - Peacereporter.net Sergio Segio • 10/9/2010 • Diritti umani • 546 Viste

Il tribunale della Virginia, ieri, ha condannato alla sedia elettrica Teresa Lewis, di 40 anni, giudicata colpevole di aver architettato l’omicidio del marito Julian e del figliastro Charles nel 2002. Se la sentenza verrà  eseguita la Lewis sarà  la prima donna ad essere giustiziata in Virgina dopo 98 anni. “Era chiaramente lei la testa di questo serpente”, ha decretato il giudice Charles Strauss. Ma gli avvocati difensori della donna continuano a sostenere l’iniquità  del provvedimento dal momento che la loro assistita sarebbe affetta da una forma acuta di ritardo mentale che, di fatto, le avrebbe reso impossibile ideare il piano criminale.

I fatti. L’unica verità  accertata è che la donna ha agito con l’aiuto di due complici, che il processo ha poi chiarito essere stati gli esecutori materiali del duplice omicidio: Rodney Fuller e Matthew Shallenberger. Entrambi, condannati all’ergastolo, hanno ammesso il delitto e il secondo addirittura di averne tessuto la trama per incassare attraverso Teresa, allora sua amante, i 350 mila dollari del premio assicurativo sulla vita del marito. L’obiettivo di Shallenberger, suicidatosi in carcere nel 2005, sarebbe stato quello di investire la somma nel giro della droga e scalare il mercato illegale newyorkese. A comprovare questa versione ci sarebbe anche una lettera scritta dallo stesso killer i cui contenuti sarebbero stati confermati in una dichiarazione giurata da un investigatore incaricato di intervistare l’uomo. “La sola ragione per cui ho fatto sesso [con Teresa] – scriveva Shallenberger – erano i soldi [e] per farla innamorare di me in modo da ottenere il denaro dell’assicurazione. Era precisamente quello che stavo cercando. Uccidere Julian e Charles è stata interamente una mia idea. Avevo bisogno di soldi e Teresa era un bersaglio facile”. Non crede a questa versione Katherine Burnett, assistente del procuratore generale, per la quale Teresa: “Si vantava con i suoi due compari di aver sposato Julian Lewis Jr. per i suoi soldi maturando giorno dopo giorno l’idea di ucciderlo insieme al figlio 25 enne. Per farlo – ha precisato Burnett – ha offerto sesso in cambio di un aiuto per la realizzazione del suo piano”.

Età  mentale: 12 anni. Ma, secondo il parere di tre diversi psicologi, la Lewis non avrebbe mai potuto arrivare a tanto perché affetta da “disturbo di personalità  dipendente“, una patologia che conduce a un comportamento sottomesso, un attaccamento eccessivo agli altri e alla paura della separazione. Dopo la morte della madre, Teresa era stata curata fino a pochi mesi prima dell’omicidio, avvenuto nell’ottobre del 2002, con un forte dosaggio di farmaci. Le prescrizioni mediche, entrate negli atti del processo, rivelano che nel mese di aprile di quell’anno la donna avrebbe dovuto prendere 396 pillole che, fra alti e bassi, hanno raggiunto quota 601 nel mese di agosto. Il dottor Philip Costanzo, professore della Duke University, dopo aver eseguito due test per misurare il quoziente intellettivo della donna ha stabilito che quest’ultimo, valore 70, rientrava nella soglia del ritardo mentale (QI dal 70 in giù ndr). Per questo, ha affermato lo specialista, “Lewis non possiede, e non possedeva, la capacità  intellettuale di calcolare e programmare questi omicidi perché la sua età  mentale è di 12 o 13 anni al massimo“.

Ingiustizia. Il gruppo di sostegno a Teresa Lewis, continua a gridare “ingiustizia” contro il provvedimento che, per ora, destina la donna al braccio della morte dove attenderà  la sua esecuzione prevista per il 23 settembre prossimo. “Teresa non merita la pena di morte – scrivono sul sito saveteresalewis.org – Si è assunta la responsabilità  delle proprie azioni molti anni fa ed è pronta a passare il resto della sua vita naturale in carcere. Ora è una detenuta modello e ha sempre collaborato con la giustizia per la cattura dei due killer”. I supporter non ci stanno proprio a che la donna subisca conseguenze più gravi rispetto agli esecutori materiali dei due omicidi e, per validare le loro tesi, elencano sul loro sito almeno una ventina di casi analoghi a quello di Lewis ma che, a differenza di questo, sono tutti terminati con condanne all’ergastolo per i colpevoli. Basandosi su questi e altri elementi gli avvocati della condannata proveranno a ricorrere in appello per ottenere una conversione della pena al carcere a vita. La squadra della difesa guidata dall’avvocato James Rocap dovrà  dimostrare l’incapacità  della donna attualmente considerata dalla legge l’unica vera mente del disegno criminale. Nonostante gli attacchi e la sconfitta nelle aule di tribunale i legali di Lewis si sono detti ottimisti per la conversione della pena aggiungendo che l’iter dei ricorsi potrebbe portare il caso fino ai banchi dei nove magistrati della Corte Suprema degli Stati Uniti.

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