Eccesso di deficit, punizioni in arrivo

La Commissione ha confermato la stretta sul debito e l’arrivo di sanzioni per i paesi che violeranno ripetutamente le regole di finanza pubblica. L’obiettivo, hanno fatto sapere, è di evitare che si ripetano nuovi «casi Grecia» e che l’euro venga messo in crisi. Ora la proposta dovrà  essere vagliata dagli stati: si comincerà  a parlarne oggi e domani a Bruxelles, alla riunione dell’Ecofin. La parola definitiva, però, al Parlamento europeo: la Commissione spera nel «via libera» entro la prima metà  del 2011. Le proposte presentate ieri si articolano su sei provvedimenti: tra cui due nuovi regolamenti affrontano gli squilibri macroeconomici. Per i paesi Eurozona è previsto un regime speciale: l’interventismo europeo nel controllo delle politiche di bilancio, sanzioni comprese con i limiti ai margini discrezionali nella loro applicazione, sono giustificati dall’esigenza di mantenere coesa l’unione monetaria. Le sanzioni, afferma la Commissione, «saranno la conseguenza naturale che i paesi che hanno violato gli impegni assunti dovranno attendersi». La parte preventiva del patto di stabilità  e crescita mira ad assicurare che gli stati attuino politiche di bilancio prudenti nei periodi favorevoli al fine di costituire le necessarie riserve per i periodi sfavorevoli. Il controllo delle finanze pubbliche si baserà  sul nuovo concetto di una «politica di bilancio prudente», che dovrebbe assicurare la convergenza verso l’obiettivo a medio termine, cioè il deficit zero. La Commissione può rivolgere agli Stati membri dell’area dell’euro un avvertimento in caso di deviazione da una politica di bilancio prudente. L’obiettivo è evitare gravi errori nelle politiche di bilancio. L’andamento del debito verrà  seguito più strettamente e trattato alla stessa stregua dell’andamento del disavanzo ai fini della procedura per i disavanzi eccessivi. Gli stati membri il cui debito supera il 60% del Pil dovrebbero adottare misure per ridurlo ad un ritmo soddisfacente, definito come una riduzione di 1/20 della differenza rispetto alla soglia del 60% nel corso degli ultimi tre anni. Per l’Italia circa 3 punti percentuali l’anno. «La decisione di mettere un paese in deficit eccessivo non sarà  automatica – indica la Commissione – perché terrà  conto di tutti i fattori rilevanti come il livello di crescita (se una crescita del Pil nominale molto bassa ostacola la riduzione del debito) o fattori di rischio legati alla struttura del debito, all’indebitamento del settore privato e alle passività  implicite relative all’invecchiamento della popolazione». Il provvedimento prevede sanzioni anche preventive. Il che significa che i Paesi che rischiano di sforare il 3% nel rapporto deficit-Pil avranno l’obbligo di costituire un deposito fruttifero, versando una somma dello 0,2% del Pil. Se il Paese entra in deficit eccessivo, il deposito si trasforma in «non fruttifero». La somma in esso contenuta sarà  quindi convertita in «ammenda» in caso di non osservanza della raccomandazione in cui si indica al Paese coinvolto il percorso per la correzione del disavanzo eccessivo. Se la violazione persiste, sarà  incrementato l’ammontare della multa. Gli interessi maturati sui depositi e sulle ammende saranno distribuiti tra gli Stati membri della zona euro che non sono in situazione di deficit o di squilibri eccessivi. Insomma, si toglie ai poveri per dare ai ricchi. Per assicurare una rapida applicazione delle sanzioni, saranno «semi-automatiche». Viene infatti previsto un «meccanismo di voto al contrario»: la Commissione Ue presenta la proposta di sanzione che, diversamente da quanto accade ora, viene considerata automaticamente adottata, senza la necessità  di un’approvazione da parte del Consiglio Ue. Gli Stati però entro dieci giorni potranno bocciare la decisione con un voto a maggioranza qualificata. Il pacchetto prevede un «meccanismo di allerta sugli squilibri eccessivi»: in ognuno degli stati saranno valutati a scadenze regolari i rischi, in base a una serie di indicatori macroeconomici. Per chi presenta gravi squilibri che mettono a rischio l’unione monetaria, come uno scarso livello di competitività , il Consiglio Ue potrà  adottare raccomandazioni e avviare procedure per squilibri eccessivi. Per gli stati (ma solo quelli dell’euro zona) che non attuano ripetutamente le raccomandazioni Ecofin per fronteggiare e superare gli squilibri macroeconomci, è previsto il pagamento di una ammenda annua pari allo 0,1% del loro Pil. L’ammenda potrà  essere bloccata soltanto con voto a maggioranza qualificata. Cioè il «voto al contrario».


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