Ecofin, via libera alla nuova vigilanza finanziaria

BRUXELLES – I ministri europei delle finanze hanno gettato ieri le basi della futura architettura economico dell’Ue, senza tuttavia riuscire a trovare un’intesa sulle questioni più cruciali. Facendo seguito a quanto già  deciso dai capi di governo, il consiglio Ecofin ha approvato il varo del semestre europeo: a partire dall’anno prossimo ogni governo dovrà  concordare in primavera i propri progetti di bilancio e di riforme economiche prima di sottoporli alla ratifica dei parlamenti nazionali. Inoltre si è dato via al varo di quattro nuovi istituti che avranno il compito di vegliare sulla stabilità  finanziaria del Continente.
Si tratta di tre Authority: una preposta alla sorveglianza del sistema bancario (Eba), l’altra a quella delle assicurazione e dei fondi pensione (Eiopa), la terza al funzionamento dei mercati finanziari (Esma). Questi organismi, che si affiancano ai regolatori nazionali, avranno potere su tutte le controversie transfrontaliere. Infine una quarta istituzione sarà  l’Osservatorio sui rischi sistemici, presieduto dal presidente della Bce, che avrà  il compito di suonare il campanello d’allarme qualora ravvisi pericoli per la stabilità  finanziaria europea.
Secondo il ministro dell’economia Giulio Tremonti, le decisioni prese ieri costituiscono una scelta «ad altissima intensità  politica: si assisterà  ad una grande devoluzione di poteri dagli stati nazionali ad una sede comune». Tuttavia i ministri non sono riusciti a trovare una intesa sulle regole per far rispettare la nuova disciplina economica e di bilancio. In particolare, a causa anche dell’opposizione delle banche, restano ancora indefiniti i criteri da applicare alla procedura per debito eccessivo, che dovrà  spostare l’attenzione di ogni governo dal deficit, utilizzato finora come parametro base per il rispetto dei criteri di Maastricht, al debito pubblico complessivo. Nessun accordo anche sulle nuove possibili sanzioni: l’idea di congelare i fondi europei a Paesi inadempienti, o di sospendere il loro diritto di voto, si scontro con una serie di veti nazionali. I ministri inoltre non sono riusciti a trovare un’intesa sulla nuova politica economica europea. Non c’è stato accordo sulla tassazione delle transazioni finanziarie, proposta dalla Commissione e appoggiata da Francia e Germania, ma osteggiata da una serie di Paesi tra cui l’Italia. Anche sulla tassazione delle banche non c’è stato accordo. La Commissione la propone per creare un fondo che aiuti i governi a riordinare e aiutare, se necessario, il sistema bancario. Francia e Germania l’hanno già  adottata. Altri Paesi, come la Gran Bretagna, sono contrari. L’Italia, per bocca di Tremonti, ha fatto presente di non essere intervenuta in aiuto delle banche e dunque di non vedere motivo per tassarle. La questione resta aperta.
In sospeso rimane anche la proposta della Commissione di lanciare sul mercato eurobond per finanziare opere pubbliche. Ieri il presidente Barroso ha rilanciato l’idea, ma il ministro tedesco delle Finanze, Schauble, l’ha già  bocciata come «irrealistica».


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