Governo ombra, la prima sfida di Miliband

MANCHESTER – Prigioniero dei sindacati? «Non pensateci nemmeno». Troppo di sinistra per poter prendere consensi trai moderati: «Sciocchezze». Destinato a dividere il Labour in una sfida intestina con il fratello, come Blair e Brown lo hanno diviso fino ad oggi: «Vorrei mio fratello nella mia squadra». Il giorno dopo l’elezione a nuovo leader del partito laburista, Ed Miliband comincia a rivelarsi ai media e agli interlocutori politici, deciso a smentire chi lo definisce ostaggio delle Trade Unions, le confederazioni sindacali, che con il loro sostegno hanno dato un contributo decisivo alla sua vittoria, e nostalgico del Labour vecchia maniera, socialisteggiante e battagliero.
Tuttavia il 40enne neo-leader, nei corridoi del congresso del partito a Manchester, riconosce che la sua nomina equivale a voltare pagina: «L’era del New Labour fa parte del passato, ha vinto una nuova generazione», dice riferendosi all’immagine e all’ideologia laburista negli anni di Blair e Brown. Nega però che la sua elezione segni «una svolta di sinistra nel partito» e apre la porta anche ai “blairiani” che non lo hanno appoggiato. Interrogato sui suoi legami con le confederazioni sindacali, promette che non si lascerà  influenzare: «Io sono io, non sono l’uomo di nessuno, rispondo solo a me stesso, su questo voglio essere chiaro». E a quelli che lo chiamano “Ed il Rosso” risponde: «E’ un’etichetta stupida e stantia, io mi batterò per risollevare la classe media». Critica i pesanti tagli alla spesa pubblica introdotti dal governo conservatore: «La riduzione del deficit è necessaria, ma con passo prudente, in modo da assistere la nostra economia, non ostacolandola». Quanto al ruolo che avrà  suo fratello maggiore David, ex-ministro degli Esteri e a lungo il favorito per la leadership laburista, Ed dice: «Credo che abbia bisogno di tempo per pensare a cosa vuole fare. Personalmente sono convinto possa dare un contributo enorme al partito e al paese».
Domani Ed Miliband parlerà  al congresso del Labour. Poi nei prossimi giorni formerà  il suo governo ombra: si vedrà  se ne farà  parte anche il fratello David. I conservatori si fregano le mani: «David Cameron ha già  vinto le prossime elezioni», scrive sul Telegraph un columnist vicino ai Tories. Si sa che Cameron temeva più David che Ed Miliband come avversario. Ma non si voterà  fino al 2015 e in cinque anni il premier potrebbe essere costretto a cambiare opinione.


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