In piazza contro Sarkozy manifestazioni in decine di città 

PARIGI – Ad aprire il corteo c’è un cartello in romanes, la lingua dei rom. “Ketené va zorlé”. Possiamo vivere insieme. Sindacalisti e associazioni cattoliche, elettori della destra delusi e militanti anticapitalisti. Tutti insieme, almeno per un pomeriggio. Una manifestazione senza colore né parte, che scorre come una grande festa da Place de la République all’Hotel de Ville, sotto il sole di tarda estate. Ogni segmento del serpentone di folla è diverso dall’altro. Gruppi antirazzisti e donne ingioiellate ma fieramente “repubblicane”, insegnanti che vogliono difendere la pensione, americani pacifisti «perché anche questa è una forma di guerra». Jean-Pierre Dubois, presidente della Lega per i diritti umani, il primo ad aver avuto l’idea della manifestazione, sorride. «E’ stato superato il limite, ed è scattato l’allarme democratico» dice. Erano i primi giorni di agosto, e Nicolas Sarkozy aveva annunciato ai cittadini in vacanza di voler cacciare i rom e togliere la nazionalità  ai delinquenti francesi “di origine straniera”.
«No, non possono esistere due tipi di francesi» corregge Anne Lebreton. E’ una signora dall’aspetto borghese che nel 2007 ha votato per Sarkozy. Ci ha pensato un po’, ma ha deciso anche lei di scendere in piazza. «Cacciare la gente è solo è un modo per indebolire l’appartenenza a una nazione» continua a ripetere sfilando. Ieri c’erano presidi in tutte le principali città  di Francia, secondo gli organizzatori hanno manifestato almeno centomila persone, cinquantamila solo a Parigi. «Qualche decina di migliaia di persone, una mobilitazione deludente» minimizza il ministro dell’Interno, Brice Hortefeux, bersaglio principale degli slogan insieme al collega dell’Immigrazione, Eric Besson. Tra la folla, un fotomontaggio del volto di Sarkozy sovrapposto a quello del maresciallo Pétain, che acconsentì alle deportazioni di ebrei.
Almeno centrotrenta organizzazioni rappresentate, un’altra idea di Francia. Numerosi cortei anche davanti alle ambasciate francesi di diversi paesi europei. A Bruxelles i manifestanti hanno urlato: «Rom, immigrati e poi chi altro?». A Barcellona: «No alle deportazioni». A Londra: «Quando è troppo è troppo». I rom aprono il corteo con le orchestre zigane e i volti delle famiglie rom espulse il 12 agosto da un campo nella regione parigina. «Siamo abituati al nomadismo, è la nostra scelta» spiega Lorier Renardo, rappresentante di un’associazione di “gents du voyage”, gli zingari francesi sedentarizzati. «Le espulsioni dei rom sono l’inizio, dopo toccherà  a noi».
In fondo al corteo c’è la sinistra riunita. Dal partito comunista, ai Verdi, ai socialisti, ultimi ad aderire. In mezzo, decine di sigle. Un unico slogan per tutti. «No al razzismo di Stato e alla politica della gogna». Gli organizzatori hanno scelto simbolicamente il 4 settembre, data di proclamazione della Terza Repubblica nel 1870, al grido di “Liberté, égalité, fraternité”. Il segretario del sindacato Cgt, Bernard Thibault, prepara lo sciopero nazionale di martedì contro la riforma delle pensioni. «La difesa dei diritti sociali va di pari passo con quella della libertà  e dei principi democratici». Alla testa della delegazione del partito socialista, c’è Bertrand Delanoe. «La lotta contro il razzismo e la xenofobia dovrebbe essere un combattimento di tutti. Purtroppo – dice il sindaco di Parigi – abbiamo visto che su questo tema le parole di Sarkozy non differiscono molto da quelle di Berlusconi». Un’altra idea di Francia, e forse anche dell’Europa.

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“No alle espulsioni dall’Italia” anche a Roma la protesta dei Rom     


ROMA – “No a nuovi pogrom”, “Non aspettiamo la shoah per intervenire”, “Stop alla xenofobia”, “Alemanno come Sarkozy”. I grandi striscioni portati dai bimbi rom della Capitale circondano la statua di Giordano Bruno a piazza Campo dei Fiori, a pochi metri dall’ambasciata di Francia. Tante bandiere rosse, alcune centinaia di persone, i simboli di Rifondazione Comunista, di Sinistra e Libertà , dell’Idv, i movimenti antirazzisti, ma la delegazione rom è composta da poche decine di famiglie. La grande comunità  nomade di Roma, in gran parte di origine romena, arriva all’appuntamento europeo contro i rimpatri forzati inaugurati da Sarkozy e appoggiati anche dal sindaco Alemanno, divisa e spezzata in più fazioni. Spicca la diserzione dell’Opera Nomadi e la presa di distanza di Najo Adzovic, che rappresenta i rom in Campidoglio. «Non parteciperemo ad un corteo ideologico», hanno annunciato.
Ma la manifestazione è comunque animata e ricca: tutti i nomadi presenti hanno una maglietta azzurra con la scritta “I love Roma”, bambini e ragazze si esibiscono in danze tradizionali, poi insieme cantano l’inno del popolo romanì. A scatenare gli applausi più che i politici sono le parole di Santino Spinelli, rom e docente di lingua Romanì all’università  di Trieste: «Siamo qui per fermare le nuove forme di deportazione in Francia, per dire no in Italia ai campi nomadi, orrenda forma di segregazione sociale dove i bambini continuano a morire. Siamo qui contro il ministro Maroni e il sindaco Alemanno. Il 70% dei rom sono italiani, vivono in appartamenti, molti lavorano, eppure continuano a rappresentarci come individui pericolosi. Questo è un genocidio culturale».


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