Karzai: “Un consiglio di pace per il dialogo con i Taliban”

Dopo 9 anni di guerra, la volontà  del presidente afgano Hamid Karzai di avviare un dialogo con la leadership Taliban prende forma nell’Higher Peace Council. Annunciato ieri come «un passo significativo verso l’avvio di trattative di pace», il Consiglio sarà  «un organo di negoziazione» composto da rappresentanti di una larga parte della società  afgana. Cinquanta persone circa, secondo l’annuncio ufficiale, tra «leader jihadisti, personaggi di spicco e donne».
La lista dei membri è pronta, ma sarà  resa nota solo la prossima settimana dopo la festa di Eid, che segna la fine del mese sacro del Ramadan. A quel punto entreranno nel vivo anche i preparativi per le elezioni parlamentari, previste per il 18 settembre. La composizione sarà  un primo indizio per capire quante sono le reali possibilità  di successo dell’iniziativa: in passato, in organi simili hanno trovato posto personaggi legati in qualche modo al governo, ma non davvero rappresentativi delle varie anime della società  afgana. Probabilmente nel Consiglio ci saranno i signori della guerra che combatterono nell’Alleanza del Nord e forse anche rappresentanti di Hizb-e-islami, il movimento estremista di Gulbuddin Hekmatyar: ma è difficile che ci siano uomini che fanno riferimento agli Haqqani, il clan pachistano che sta dietro ad alcuni dei più violenti atti di sangue degli ultimi anni in Afghanistan. Proprio per questo il rischio che i Taliban o i loro alleati boicottino il Consiglio, come hanno già  fatto in passato con iniziative simili, è altissimo.
Sono quasi tre anni che periodicamente viene formulata la proposta di trovare un’intesa con i Taliban per porre fine alla guerra. A lungo questa ipotesi si è scontrata con l’opposizione degli americani: ma negli ultimi mesi anche loro si sono convinti della necessità  di aprire ai membri del movimento disposti a rinunciare alle armi e alla violenza in cambio di una amnistia. Finora, però, i proclami dei vari portavoce degli «studenti coranici» hanno respinto ogni ipotesi di dialogo finché ci saranno truppe straniere in territorio afgano.
A giugno, quando la “jirga della pace” convocata da Karzai approvò la creazione dell’Higher Peace Council, i Taliban accusarono l’assemblea dei capi tribù del Paese di non rappresentare il popolo, ma gli interessi degli stranieri. E’ improbabile, quindi, che cambino idea proprio ora che sono in una posizione di forza sul piano militare. Per capire quanto sul terreno di combattimento il conflitto stia volgendo a loro favore, basti sapere che le morti di militari stranieri dall’inizio del 2010 sta per toccare la cifra dei 521 del 2009. E siamo ancora all’inizio di settembre.


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