La Caritas: no a discriminazioni pronti a rompere con il Comune

MILANO – Hanno atteso per alcune ore una comunicazione ufficiale che non sarebbe chiaramente arrivata. Poi le tre associazioni del terzo settore che gestiscono la vicenda dei rom – e al loro fianco la Curia – hanno steso un comunicato duro nella forma quasi quanto nella sostanza. «Noi proseguiamo il nostro lavoro, ma se dovesse arrivare una comunicazione ufficiale che dica espressamente di non assegnare le case alle famiglie rom prenderemmo atto del mutato stato di cose e metteremmo in discussione la convenzione, perché non vogliamo mettere in atto forme di discriminazione». Insomma: se ci viene chiesto di stracciare contratti già  firmati, potremmo decidere di non collaborare più al piano di chiusura dei campi, che a quel punto non potrebbe essere realizzato.
Un messaggio chiarito ulteriormente da don Virginio Colmegna, direttore della Casa della carità  (gli altri enti gestori sono il Centro ambrosiano di solidarietà  e il consorzio Farsi prossimo). «È una decisione discriminatoria che non possiamo accettare, c’è chi non si rende conto che far fallire il piano vuol dire rinunciare a risolvere un problema che non è nostro, non è del terzo settore, ma riguarda tutta la città ».
La convenzione, datata 5 maggio, assegnava i 25 alloggi malmessi del patrimonio regionale Aler al privato sociale che, a sua volta, li avrebbe destinati a famiglie dei campi di via Triboniano e via Novara: per un tempo limitato e dietro il pagamento di un contributo alle spese. «Nei giorni scorsi 11 di queste famiglie hanno già  ottenuto l’assegnazione delle case con un atto ufficialmente firmato da prefettura e Comune: quindi il nostro lavoro proseguirà  in questa direzione e con il consueto spirito di collaborazione».
Si aspetta, insomma, che le istituzioni mettano nero su bianco le parole di ieri, rimangiandosi una firma sostenuta fino a pochissimi giorni fa, già  nel pieno delle polemiche. Anche perché, come ragiona don Colmegna, la decisione di affittare le case dai privati – pagandole comunque con i fondi del piano nomadi – è improponibile: «Con il clima di paura e di diffidenza che stanno creando voglio vedere quale condominio accetterà  famiglie con il marchio di Triboniano».


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