Napolitano al fianco di Sakineh “L’Iran le restituisca vita e libertà “

Ma Teheran attacca anche l’Italia: “Non si intrometta”.   Il regime degli ayatollah smentisce le voci di una lapidazione imminente. Il Colle: “Evitare che si compia un atto così grave” Parigi: “La nostra battaglia continua” 

ROSALBA CASTELLETTI - la Repubblica Sergio Segio • 8/9/2010 • Diritti umani • 187 Viste

Nessuna esecuzione imminente. «La situazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani è ancora sotto esame»: il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast smentisce così l’allarme lanciato lunedì dal figlio della donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e complicità  in omicidio. Rassicura sì, ma poi lancia un monito a quei Paesi occidentali, Italia e Francia in testa, che «si sono lasciati coinvolgere nel caso, ma sfortunatamente sulla base di informazioni sbagliate». State difendendo, dice, «una donna processata per omicidio e adulterio che sono due gravi crimini e non dovrebbero diventare una questione di diritti umani». E rispondendo ai ripetuti appelli della comunità  internazionale per la liberazione di Sakineh, aggiunge: «Se rilasciare tutti coloro che hanno commesso omicidio deve essere una questione di diritti umani, allora tutti i Paesi europei dovrebbero rilasciare gli assassini».
Una provocazione che però non ha fermato la mobilitazione internazionale. «La sollecitazione forte del governo, delle istituzioni e dell’opinione pubblica continua a essere intensa per evitare che si compia un atto così altamente lesivo dei principi di libertà  e di difesa della vita», ha replicato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano schierandosi a fianco di Sakineh, mentre gigantografie del volto della quarantatreenne iraniana venivano issate in sempre più numerose piazze italiane. A Palermo e a Ravenna, a Perugia e a Reggio Emilia. Più cauto il ministro degli Esteri Franco Frattini che, rilanciando l’appello per un gesto di «clemenza», ha escluso però la rottura delle relazioni diplomatiche con l’Iran «necessarie – ha osservato – anche per ottenere le decisioni che vogliamo». Neppure la Francia si è lasciata intimidire: «Continueremo la nostra mobilitazione, perché in quel Paese le libertà  pubbliche e i principi fondamentali di libertà  e democrazia sono violati ogni giorno», ha ribadito il portavoce del ministero degli Esteri francese Bernard Valero.
Che – a dispetto di quanto detto da Mehmanparast – la condanna alla lapidazione inflitta dai giudici iraniani a Sakineh sia «una barbarie indicibile» e una questione di «diritti umani non negoziabili», lo ha poi sostenuto anche il presidente dell’Ue José Manuel Barroso durante il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione. Madre di due figli, nel 2005 Sakineh aveva subito 99 frustrate dopo aver confessato sotto tortura di avere intrattenuto «relazioni illecite» con il cugino Nasser e un altro uomo. Dopo la morte improvvisa del marito, Nasser era stato accusato di omicidio e lei di complicità . Un’accusa che, insieme a quella di «adulterio durante il matrimonio», nel 2006 l’aveva portata a firmare una condanna alla lapidazione senza capirne il senso dato che lei, azera, non conosce il farsi, la lingua parlata in Iran. Da allora è rinchiusa in un braccio speciale del carcere di Tabriz, nell’Azerbajian iraniano. Se Teheran procederà  all’esecuzione, verrà  sotterrata sino all’altezza delle spalle con le mani legate dietro la schiena e la testa incappucciata e morirà  sotto i colpi delle pietre. La stessa sorte che pende su almeno altre 14 iraniane solo perché donne e «perché in Iran – aveva detto la stessa Sakineh ad agosto – credono di poter fare qualsiasi cosa a una donna».

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