Obama: meno tasse alle classi medie ma basta sgravi per i più ricchi

NEW YORK – «Non farò altri 700 miliardi di debiti per regalare riduzioni d’imposta ai milionari e ai miliardari». Barack Obama sceglie la cittadina di Parma, sobborgo operaio di Cleveland nell’Ohio, per una sterzata a sinistra che dà  il tono della nuova strategia elettorale. «Questa è la scelta davanti a noi – dice il presidente in un comizio dai toni batteglieri – se vogliamo tornare alle politiche fallimentari del passato, rassegnarci a un lento declino, oppure rilanciare l’economia e sostenere le classi lavoratrici». Obama rompe gli indugi su una scelta chiave che va fatta entro la fine di quest’anno: prorogare, oppure lasciar decadere, le riduzioni di aliquote per l’imposta sui redditi che furono varate da George Bush. Per i repubblicani qualsiasi aumento d’imposta è tabù. Gli stessi democratici fino a ieri erano divisi sul da farsi. «La vecchia strada – dice Obama – vuol dire meno tasse sui ricchi, meno regole per i potentati economici, e anche meno investimenti sul futuro: nella scuola, nella ricerca, nelle energie rinnovabili». In concreto, entro dicembre Obama vuole che l’aliquota marginale sui redditi più elevati – oltre 200.000 dollari annui per un single, oltre 250.000 lordi per un nucleo familiare – risalga dall’attuale 35% al 39,6%. «È lo stesso livello di prelievo – ricorda – che esisteva sotto l’Amministrazione Clinton, in un’epoca di forte crescita economica, in cui furono creati 22 milioni di posti di lavoro, e i conti pubblici erano in attivo».
Sulla crescita in effetti si gioca il verdetto elettorale di novembre. Il presidente ammette che il ritmo della ripresa «è dolorosamente lento», e con un mercato del lavoro depresso «gli americani sono frustrati, insoddisfatti, preoccupati per il futuro». La sua popolarità  è crollata ai minimi, negli ultimi sondaggi fino al 60% degli americani ritiene che il paese “è sulla strada sbagliata”. Le elezioni legislative di mid-term rischiano di essere un’avanzata trionfale per la destra repubblicana, che capitalizza lo scontento per l’alta disoccupazione (9,6% della forza lavoro) e la paura dei deficit pubblici. Ma anziché lasciarsi logorare dal populismo di destra Obama indica ai suoi un’altra strada: tentare una controffensiva sfoderando un populismo di sinistra, l’attacco alle lobby di Wall Street, ai milionari e miliardari che sotto due mandati di George W. Bush hanno visto calare sostanziosamente la pressione fiscale. «A loro i repubblicani vorrebbero donare un taglio d’imposte di 100.000 dollari a testa, questa è la filosofia che ci ha portati al disastro economico», lancia Obama. Precisa: «Gli sgravi fiscali che scadono a fine anno riguardano solo il 2% della popolazione, mentre io penso al futuro della middle class». Beneficiari della sua politica dovrebbero essere la maggioranza degli americani, quel vasto ceto medio che in questo paese include anche i colletti blu. Non a caso un messaggio affidato a Cleveland, Ohio, nel cuore della vecchia America industriale stremata da una recessione che sembra ancora in corso. Una “growth recession”, così l’economista Nouriel Roubini definisce la fase attuale: il Pil in effetti ha ripreso a crescere (da tre trimestri) ma la velocità  dello sviluppo si è affievolita a tal punto (solo 1,6% nell’ultimo trimestre) che sembra di essere ancora in recessione, per l’impatto sociale sull’occupazione e il reddito da lavoro. Obama sa che mancano le condizioni politiche per un secondo “pacchetto di stimolo”, non può riproporre al Congresso una maximanovra di spesa pubblica come quella varata nel gennaio 2009. Tanto più che quella iniezione di spesa pubblica pari a 800 miliardi di dollari non ha dato gli effetti sperati. Molti elettori moderati e indipendenti che lo votarono nel 2008 oggi gli voltano le spalle perché delusi da tanto deficit per così poco risultato. Obama quindi ci riprova con misure più mirate e di dimensioni più limitate: 180 miliardi di dollari di nuove spese che vuole far passare al Congresso entro la fine dell’anno. Lì dentro ci sono crediti d’imposta per gli investimenti nella ricerca, ammortamenti accelerati, e 50 miliardi di investimenti nelle infrastrutture (a cominciare dall’alta velocità ). In quest’ultimo settore la capacità  di spesa dovrebbe essere amplificata dalla creazione di una banca per gli investimenti in infrastrutture: una proposta a lungo caldeggiata dalla sinistra del suo partito, sia per gli effetti di tipo keynesiano a sostegno della crescita, sia perché le infrastrutture sono al collasso e il loro degrado minaccia la competitività  nei confronti della Cina.
La svolta a sinistra di Obama giungerà  in tempo per cambiare le dinamiche della competizione elettorale? I repubblicani insistono sulle loro obiezioni: alzare le tasse sui ricchi significa anche colpire tanti piccoli imprenditori, scoraggiandoli dal fare nuove assunzioni. «Incentivare gli investimenti sembra bello – dice Charles Grassley, il più importante repubblicano nella commissione Finanze del Senato – ma se il prezzo da pagare è un aumento della pressione fiscale, non ci siamo proprio». Al Senato i repubblicani hanno i numeri per fare ostruzionismo. Potrebbe mancare il tempo per far passare il nuovo pacchetto da 180 miliardi prima delle elezioni di novembre. Intanto però Obama ha dato la linea al suo partito: se c’è una speranza di ridurre le perdite di seggi, va cercata accusando i repubblicani di essere il partito del privilegio fiscale per una minoranza agiata.


Related Articles

I pensionati manifestano contro il governo

Le organizzazioni di Cgil-Cisl e Uil in piazza a Roma. Uda (Cisl): «La Finanziaria non tiene conto delle necessità dei

Telecom torna a crescere all’estero via libera al controllo in Argentina

Kirchner approva l’accordo con i Werthein sul 58% di Sofora.   I soci di minoranza locali vigileranno su eventuali pratiche contro la concorrenza

Il premier, il piano privatizzazioni e «quota 90»

Dalle cessioni l’ipotesi di incassare 140 miliardi per ridurre il debito pubblico

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment