Oggi si apre l’anno dell’acqua

A questa assemblea il popolo dell’acqua arriva con uno straordinario successo ottenuto nella scorsa primavera: oltre un milione e 400mila cittadini hanno sottoscritto i tre referendum, risultato mai raggiunto da nessun’altra analoga proposta. E dimostrando che qualcosa sta davvero succedendo in questo Paese: un nuovo protagonismo sociale dal basso, che contrasta radicalmente le politiche liberiste, che vuole riappropriarsi di ciò che gli appartiene, che vuole decidere senza delegare su un bene comune essenziale alla vita come l’acqua.
Se ne sono decisamente accorti anche i poteri forti politico-finanziari, che da sempre spingono per la privatizzazione dell’acqua. È di mercoledì scorso l’appello bipartisan, promosso al Convegno Astrid da Giuliano Amato e Franco Bassanini, contro i referendum che, se passano, sarebbero «un danno per la comunità  intera». Con l’appoggio di ministri dell’attuale governo (Ronchi, Fitto e Prestigiacomo) e di esponenti del centro-sinistra (Enrico Letta, Vigneri e Lanzillotta).
Sarà  un’assemblea allegra dunque, ma non autoriflessa. Perché nuovi compiti e un salto di qualità  attendono i prossimi passi del movimento per l’acqua: dopo aver intercettato in anni di mobilitazione reticolare un bisogno sociale diffuso, ora dovrà  moltiplicare le proprie capacità  di parlare al Paese, per arrivare a trasformare quella che è una indiscutibile vittoria culturale in una concreta vittoria politica, attraverso una valanga di sì al referendum della prossima primavera. Un obiettivo prioritario verrà  messo in cantiere e aprirà  le mobilitazioni dell’autunno: la richiesta di un decreto di moratoria immediata sull’approvazione dei decreti attuativi dell’art. 23bis e lo stop a tutte le accelerazioni ai processi di privatizzazione, in attesa che il popolo italiano si pronunci. Una richiesta di buon senso democratico, ma che nell’attuale degrado delle istituzioni democratiche diviene un obiettivo ottenibile solo con una forte mobilitazione sociale, nei territori e a livello nazionale.
Due giornate intense, nelle quali si preparerà  un calendario delle mobilitazioni, la definizione di proposte per il finanziamento del servizio idrico e per la gestione partecipativa delle comunità  locali, il rilancio della legge d’iniziativa popolare presentata con oltre 400.000 firme, una campagna referendaria autopromossa e autofinanziata, la tutela dell’intero ciclo dell’acqua e le connessioni tra la stessa e la questione climatica planetaria. Due giornate aperte e inclusive. Con la consapevolezza di un movimento che è ormai un fiume che corre verso il mare. Per quanto cercheranno di ostacolarlo, alla fine dovranno guardare la corrente passare. Perché si apre l’anno dell’acqua. Ovvero della democrazia.
* Attac Italia


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