Perché il regime ha paura di Sakineh

Non vogliamo difendere le sanzioni come mezzo di costrizione, sappiamo che penalizzano solo le popolazioni e non i potenti, vogliamo solo sottolineare l’ipocrisia del mondo occidentale che fa della democrazia il pretesto per sanguinose guerre (Iraq, Afghanistan, etc.) ma non è disposto a difendere i diritti universali soprattutto quando sul patibolo sale una donna.
Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, vedova e madre di due figli, è stata condannata alla lapidazione per adulterio. Non è il primo caso in Iran e non sarà  l’ultimo. E non solo in Iran, ma anche in Arabia saudita, Afghanistan, Iraq, Bangladesh, Nigeria e molti altri paesi musulmani. Sono sempre le donne a dover salvare l’onore del marito, del maschio, della famiglia. Assolta dall’accusa di complicità  nell’uccisione del marito non ha ottenuto la libertà , ha subito prima la fustigazione (99 frustate) e poi, speriamo di no, forse la condanna a morte in una delle sue modalità  più atroci. Per completare il macabro spettacolo è stata costretta anche a confessare le proprie colpe in tv.
Ma di quale adulterio si tratta se non aveva nemmeno il marito? L’ossessione del controllo della sessualità  rende la donna un oggetto nelle mani di un marito, di un carceriere o di un regime teocratico.
Perché le donne sono così pericolose agli occhi dei fondamentalisti accecati dal fanatismo? Perché la rivendicazione dei loro diritti cambia la natura dello scontro in atto in Iran, rende evidente l’impossibilità  di una riforma del regime teocratico e dà  alla rivolta iraniana – che continua, anche se con battute d’arresto dovute alla feroce repressione – un potenziale sovversivo. Uno stato islamico è incompatibile con i diritti delle donne.
Il mondo occidentale ha reagito, soprattutto le donne si sono mobilitate per Sakineh e speriamo che questo possa salvarle la vita. Se sarà  possibile non dovremo tuttavia abbandonare la lotta. Altre Sakineh vivono dietro le sbarre di prigioni come Tabriz o Evin. Nel famigerato carcere di Evin è detenuta da sabato scorso anche Nasrin Sotoudeh, avvocata impegnata nella difesa dei diritti dei minori in carcere, dei detenuti politici e anche della premio Nobel Shrin Ebadi. Convocata per un interrogatorio, al quale non ha potuto assistere nemmeno il suo avvocato, non è più uscita dal carcere.
Questa barbarie va fermata con tutti i mezzi. Se Sakineh morirà , con lei avremo perso anche una parte della nostra libertà . A che serve una lotta per la difesa dei diritti umani se non riusciamo a salvare una donna, le donne, dalle pietre affilate dei boia? La mobilitazione serve a farle sentire meno sole e isolate, a dare loro la forza di resistere contro l’arroganza di regimi guidati da fondamentalisti come Ahmadinejad.
«Ma come fanno a prepararsi a mirare al mio viso e alle mie mani, a lanciarmi delle pietre?» si chiede Sakineh dal carcere di Tabriz, e aggiunge che ha paura di morire. E noi abbiamo paura che lei possa essere lapidata.


Related Articles

Tunisia, rischio di “invasione” in Italia? “Solo se non ci saranno lavoro e libertà “

L’opinione di Mourad Aissa, tunisino in Italia dal 2001 e oggi direttore di un centro di accoglienza per rifugiati: “La rivolta punta a migliorare sul posto le condizioni sociali: nessun rischio invasione per l’Europa se il paese cambierà  davvero”

De Gennaro e il caso della Diaz «Rispettato lo Stato di diritto»

«Dolore per le vittime», polemiche sulla solidarietà  ai poliziotti

Francia Uniti di fronte all’odio

Parigi, 19 marzo 2012. Omaggio alle vittime della strage di Tolosa.  Parigi, 19 marzo 2012. Omaggio alle vittime della strage di Tolosa. AFP

Dopo l’uccisione di tre militari, la strage compiuta con la stessa arma nella scuola ebraica di Tolosa ha sconvolto il paese. Ma questi eventi non devono essere sfruttati nella campagna presidenziale.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment