Porto, edilizia, droga: un no di troppo e la camorra lo ha condannato a morte

ACCIAROLI – Un omicidio preventivo. Firmato dalla camorra che in quel sindaco ambientalista e intransigente aveva individuato l’unico vero ostacolo sulla strada tracciata per mettere nelle mani giuste questo lembo di Campania fino a ieri convinto, illuso, di essere più vicino a Portofino che a Gomorra. Nella prima lettura investigativa, dunque, quello del sindaco di Pollica-Acciaroli Angelo Vassallo appare come un delitto di stampo politico-mafioso, pianificato anche con l’obiettivo di lanciare un messaggio a un intero territorio sul quale la criminalità  organizzata ha deciso di investire in maniera massiccia e diversificata. Negli appalti, come sempre. Nello sviluppo del porto turistico, presumibilmente. Ma anche negli immobili, nei negozi, nell’indotto garantito da un mare così limpido da guadagnarsi la “bandiera blu”. E nell’abusivismo edilizio che in un piccolo centro in piena espansione turistica rappresenta una fonte di guadagno inesauribile.
Vassallo non tollerava speculazioni, controllava personalmente il funzionamento dei depuratori, guardava con sospetto all’ingresso di capitali di provenienza poco chiara nelle attività  commerciali, segnalava possibili anomalie nelle aste giudiziarie, non esitava ad allontanare bruscamente dal lungomare gli spacciatori di droga.
Uno così dà  troppo fastidio a chi ha fiutato buoni affari nei quali investire un po’ di soldi sporchi. Uno così, soprattutto, può dare «il cattivo esempio». E va eliminato prima, affinché gli altri ci pensino bene prima di mettersi di traverso. Ecco perché, ragionano gli inquirenti, l’agguato è stato organizzato ed eseguito in modo eclatante. La prima ricostruzione della scena racconta di un’auto, quella sulla quale viaggiava Vassallo, stretta all’angolo nel buio da un’altra vettura e di un sicario probabilmente nascosto all’esterno che, quando il sindaco ha bloccato l’auto con il freno a mano, il cellulare ancora tra le mani, ha esploso uno, due, nove colpi calibro 9 per 21.
Armi e dinamica che riconducono alle esecuzioni di stampo camorristico e dalle quali pertanto parte l’indagine da ieri formalmente di competenza del pool anticamorra di Salerno, subentrato alla Procura di Vallo della Lucania che ha svolto gli atti urgenti. Il procuratore Franco Roberti ha discusso ieri a lungo con i colleghi intervenuti nell’immediatezza del fatto, il procuratore di Vallo Giancarlo Grippo e il pm Alfredo Greco, e con i carabinieri impegnati nelle indagini. Al caso lavorano sia gli esperti del Ris, che eseguiranno gli accertamenti scientifici, e gli 007 del Ros, il reparto scelto dell’Arma. Il procuratore Roberti, una vita intera trascorsa ad occuparsi delle ramificazioni della camorra, è deciso a esaminare con attenzione ogni possibile aspetto capace di illuminare gli attori di questo scenario del quale, al momento, si conosce la vittima e si intuiscono gli interessi. Il cuore economico e commerciale di Acciaroli è il suo porto turistico e da qui, inevitabilmente, si svilupperà  uno dei capitoli dell’indagine. Si guarderà  agli investimenti nella zona e anche ai provvedimenti del sindaco che potrebbero aver generato insofferenza e preoccupazioni tra soggetti abituati, in altri contesti, ad agire senza incontrare intoppi. E non dimenticano, gli inquirenti, che nella zona cilentana sono partite le demolizioni degli immobili abusivi su impulso del pg Lucio Di Pietro.
Ma Acciaroli non è mai stata Gomorra. Quei nove colpi di pistola fanno male e stridono con le scene girate proprio qui da Mario Martone per il suo film, “Noi credevamo” in concorso a Venezia. Vassallo avrebbe dovuto essere in Laguna, ieri un minuto di silenzio ha preceduto la proiezione dei film. Un silenzio angoscioso, come quello che accompagnava le fiaccole lungo le strade di Acciaroli. Il paradiso delle vacanze che chiede giustizia per scacciare l’incubo della violenza. E continuare a sognare.


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