Afghanistan, la guerra in casa

Tutte le volte che è fuori in giardino, nonostante un occhio quasi sempre chiuso, ha sempre un sorriso da donare. Nella sua situazione non so chi riuscirebbe a sorridere, a dodici anni. Perché Quadratullah ha più o meno dodici anni e non ha più le gambe.

Era a casa di parenti, in visita, e dopo aver giocato in giardino con i suoi due fratelli, Nanai di quattordici anni e Naquibullah di dieci, rientrano in casa e si accorgono che una porta è socchiusa. Si incuriosiscono e in fila indiana, dal più grande al più piccolo, decidono di aprirla per vedere chi ci sia dentro. Nanai apre la porta: un’esplosione e la sua vita termina in un secondo. Dietro di lui Quadratullah, parzialmente coperto da suo fratello, si ritrova di nuovo in giardino, a terra.

Ha mezzo viso, compreso l’occhio, ferito e bruciato. Non si vede più i piedi, si vede solo le due ginocchia ferite e al di sotto carne bruciata e letteralmente strappata. Ha la mano sinistra piena di schegge che fanno malissimo.
Il fratello più piccolo, coperto dai corpi dei due fratelli maggiori, ha un po’ di schegge sugli arti superiori ma fortunatamente le ferite sono superficiali.

E’ quasi un mese che Quadratullah è arrivato al nostro centro chirurgico per vittime di guerra a Lashkargah, è stato operato, curato, nutrito e riabilitato. Ora è autonomo, riesce a fare quasi tutto, sempre sulla sua carrozzina che non lo abbandona mai.

Era molto preoccupato oggi perché il padre lo vuole portare in Pakistan, con chissà  quale speranza di trattamento ulteriore, ma lui si è trovato benissimo qui e vuole tornare solo nel nostro ospedale, in caso sia necessario.
Vorrebbe tanto andare a scuola, ma nel suo villaggio non ce n’è nemmeno una.

E’ davvero felice quando gli diciamo che la carrozzina se la potrà  portare a casa, per lui è un ‘regalo’ incredibile. Un bambino di dodici anni è felice perché l’ospedale che l’ha curato gli donerà  una carrozzina. Che sconfitta.

(*Coordinatore medico dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand)


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