Centri ascolto Caritas: aumentano le richieste e tornano le “vecchie conoscenze”

ROMA – C’è chi va e c’è chi torna nei Centri ascolto della Caritas, e alcuni si ripresentano a chiedere aiuto anche a distanza di cinque o sei anni. Sono aumentate negli ultimi tre anni le persone che si sono rivolte ai 6mila Centri ascolto della Caritas sparsi su tutto il territorio nazionale. A rivelarlo è Walter Nanni, responsabile del Centro studi della Caritas italiana e uno dei curatori del Rapporto 2010 su povertà  ed esclusione sociale che la Caritas e la Fondazione Zancan presenteranno il prossimo 13 ottobre a Roma. Stando ai dati raccolti nei vari Centri di ascolto, dunque, il numero di coloro che si sono rivolti alla Caritas è aumentato del 20% tra il 2007 e il 2008 e di un ulteriore 25% tra il 2008 e il 2009. Inoltre tra il 2009 e il 2010 sono cresciuti del 30% i nuovi utenti, che si aggiungono alle “vecchie conoscenze” che hanno fatto ritorno in Caritas anche dopo cinque o sei anni dall’ultima visita ai Centri di ascolto. Tra i nuovi utenti vi sono sempre più italiani, “anche se – precisa Nanni – in valori assoluti la maggioranza degli utenti rimangono comunque gli stranieri, che rappresentano ancora circa il 70% del totale”.

La ragione di questa maggiore presenza – secondo il responsabile dell’Ufficio studi della Caritas – va cercata nel fatto che gli stranieri esauriscono più rapidamente le opportunità  derivanti dalle reti amicali e parentali. Nello stesso tempo si è andata però profilando un’ulteriore tendenza: pur aumentando la povertà  tra gli immigrati, sono tanti quelli che hanno cessato di rivolgersi alle strutture della Caritas. Il motivo in questo caso potrebbe risiedere “nell’effetto pacchetto sicurezza”, in quanto “tanti hanno paura di rendersi visibili” e di “essere rimpatriati”. Tra il 2008 e il 2009 inoltre aumentano, tra le persone che si rivolgono ai Centri di ascolto della Caritas, coloro che vengono assistiti in modo esclusivo dalla Caritas. “Potrebbe trattarsi – spiega Nanni – di persone che esternalizzano per la prima volta un disagio o di persone che non rientrano nei criteri stabiliti dagli enti locali per l’accesso ai diversi benefici”.

L’esperienza dei Centri ascolto della Caritas, infine, non conferma interamente quanto rilevato dall’Istat a proposito della correlazione tra l’arrivo dei figli e il peggioramento della situazione di povertà . “Stando alla nostra esperienza – sottolinea Nanni – molte situazioni difficili tendono a risolversi, o perlomeno a migliorare, quando nasce un bambino”. L’arrivo di un figlio, infatti, è in grado di attivare i servizi sociali e le altre reti presenti sul territorio, a partire dai nidi o dalle Asl. “Se adeguatamente seguita, la famiglia può essere aiutata a reinserirsi nel contesto sociale, soprattutto quando si tratta di nuclei familiari stranieri. La situazione – precisa – può nuovamente peggiorare con la nascita del secondo e del terzo figlio, soprattutto se questo avviene a breve distanza di tempo. Ma il primo figlio – conclude – può determinare un effetto positivo di recupero e inserimento sociale sull’intera famiglia”. (ap) (vedi lancio successivo)

 

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