Diagnosi e cure tardive: Graziano non ce l’ha fatta

PADOVA – A un mese dal ricovero e a un anno di distanza dall’inizio del suo calvario, è morto qualche ora fa Graziano Scialpi (48 anni), detenuto del carcere Due Palazzi di Padova che negli ultimi tempi, dal letto d’ospedale, aveva contribuito con la sua storia a puntare un riflettore sulla problematica della tutela della salute in carcere. Soltanto una settimana fa aveva raccontato a Redattore Sociale la sua vicenda: una prognosi tardiva, fortissimi dolori, esami ospedalieri saltati e l’epilogo, con una diagnosi di tumore incurabile.

“Ho cominciato a star male nel novembre del 2009 – aveva raccontato Graziano -. Quando finalmente mi fu prescritta una risonanza magnetica, mi accompagnarono in ospedale il giorno sbagliato e l’appuntamento saltò. Non venni più riportato a fare l’esame”. Poi arrivò il 24 agosto di quest’anno, quando fu ricoverato: “Il tumore era partito dai polmoni e si era espanso. Una parte della massa mi è stata tolta durante l’operazione, ma il resto non è operabile perché troppo esteso”.
Amaro il commento di Ristretti Orizzonti, che ha dato la notizia del decesso: “Non sappiamo neppure se sia giusto dire ‘è morto di malattia’ – è scritto in una breve nota -: certo, era malato, un tumore devastante che dai polmoni era arrivato dappertutto, ma qualche domanda ci resta nel cuore e nella testa: perché ha sofferto così tanto, un anno di dolori atroci in attesa di una risonanza magnetica che non arrivava? Era davvero una sofferenza “inevitabile”? Perché un ricovero solo quando le gambe ormai erano paralizzate e il male lo costringeva a notti insonni con la paura di diventare matto dal dolore?”.

Graziano era l’autore di quelle vignette che hanno accompagnato tanti numeri di Ristretti Orizzonti, vignette che “per anni hanno fatto ridere amaramente tante persone che hanno a cuore le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri italiane”. Questo l’affettuoso saluto di tutto il team: “Noi di Ristretti Orizzonti, assieme alla cooperativa Altracittà  e all’associazione Granello di Senape, vogliamo ricordarlo così com’era davvero: ci ha fatto ridere, piangere, arrabbiare, pensare, ora speriamo solo che la sua storia serva a puntare un’attenzione nuova su chi sta male in carcere. Non si può essere detenuti e pensare che, oltre che la libertà , sia così facile anche perdere la salute”. (gig)

 

© Copyright Redattore Sociale


Related Articles

Il tabaccaio e la legittima difesa. Serve sicurezza, non far west

È una sentenza senza ambiguità  questa in cui la Corte d’Assise ribalta il verdetto del primo grado e respinge le richieste (nove anni e mezzo di carcere) del pubblico ministero, lasciandoci a un’amara riflessione: il terrore può far compiere gesti estremi, una persona sconvolta può essere convinta di agire per legittima difesa anche quando la situazione non è propriamente questa. Bisogna mettersi nei panni di chi vive ogni giorno con l’angoscia di una rapina per capire come il deficit di sicurezza possa diventare un’ossessione.

Sbomberi in Campania. Ruspe in arrivo per i rom che si mobilitano

Decreto sicurezza. Tra Acerra, Napoli e Casoria centinaia di sgomberi annunciati senza alternativa

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment