E in Olanda il suo partito va al governo “Stop agli immigrati e divieto di burqa”

by Sergio Segio | 3 Ottobre 2010 5:09

Anche l’ultimo argine si è rotto. Nel paese dei polder, la marea montante di Geert Wilders è ormai inarrestabile. Dopo 112 giorni di paralisi politica, l’Olanda deve arrendersi all’evidenza. Impossibile formare un governo senza il Pvv, il Partito per la Libertà  che Wilders ha creato solo quattro anni fa e che, a colpi di film contro il Corano e di insulti agli immigrati, è diventato la terza forza politica del Paese alle elezioni del giugno scorso.
Il leader populista e xenofobo è stato ufficialmente sdoganato ieri anche dai cristiano-democratici che hanno votato a favore di un’alleanza di governo insieme a lui. In un sofferto congresso straordinario, il Cda ha dato il via libera a un nuovo esecutivo composto con i liberali di destra del Vvd, ma soprattutto con l’appoggio esterno di Wilders.
E così ha vinto il pragmatismo del nuovo segretario del Cda, Maxime Verhagen, che ha superato mesi di trattative e minacce di scissione. Alla fine, la necessità  di costruire una maggioranza ha spazzato via le resistenze interne: 68% sì contro 32% al congresso di ieri. «Un milione e mezzo di olandesi hanno votato per il Pvv – ha ricordato Verhagen – è inutile cercare di tenerli ai margini del nostro sistema». Alcuni dirigenti cristiano-democratici hanno osteggiato l’accordo. «Wilders ha creato una frattura nella società , trasformando i musulmani in cittadini di seconda classe», ha spiegato Hirsch Ballin, ministro della Giustizia del governo uscente. «L’alleanza con Wilders – ha continuato il membro del Cda – porterà  solo più esclusione e problemi». Protagonista di quasi tutti i governi dal dopoguerra in poi, il partito cristiano-democratico non si è ripreso dalla batosta delle ultime elezioni, quando è passato da 41 a 21 deputati, da prima a quarta forza politica del Paese.
Entro poche ore Mark Rutte, il leader del Vvd, probabile premier, presenterà  la lista dei ministri. La durata del governo non è sicura: sarà  infatti il primo esecutivo di minoranza dal lontano 1939. Per ottenere l’appoggio dei 24 deputati di Wilders, Rutte ha inserito nel programma numerose concessioni al Pvv. Tra le misure annunciate, il bando del burqa negli uffici pubblici, l’obbligo per gli immigrati di superare un esame di «integrazione», l’espulsione degli imam più radicali, e la perdita della cittadinanza per gli immigrati che commettono reati gravi.
È prevista anche una riduzione significativa dell’immigrazione, con tagli fino al 50 per cento dei flussi da Paesi non occidentali e del 25 per cento per i richiedenti asilo politico. “È il governo di Wilders”, titola De Volkskrant. «Anche se non figura nella lista dei ministri – spiega il quotidiano progressista – la sua influenza è enorme».
Il nuovo governo nasce sotto una cattiva stella. Da domani Wilders dovrà  affrontare il processo per il suo film Fitna e l’accusa di incitamento all’odio razziale. Il leader olandese ha definito l’Islam una religione «fascista» e ha paragonato il Corano al Mein Kampf di Hitler. «Si tratta dell’esercizio della libertà  di espressione», commenta il suo avvocato Bram Moszkowicz. Wilders vive da diversi anni sotto scorta, a causa delle minacce di estremisti islamici. Con il processo rischia un anno di prigione e una multa di 7.600 euro. Una condanna significherebbe anche la sua ineleggibilità  al parlamento. Il verdetto è atteso per il 4 novembre, due giorni dopo l’anniversario dell’omicidio di Theo Van Gogh, il regista ucciso nel 2004 da un giovane marocchino fondamentalista. Il trauma nazionale sul quale Wilders ha costruito la sua ascesa.

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