Ecco il rapporto che informò Maroni “Così il premier intervenne quella notte”

MILANO – Il nome del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è scritto, nero su bianco, per quattro volte su due fogli formato A4, inviati dall’ex questore di Milano Vincenzo Indolfi, al Ministro degli Interni Roberto Maroni. Porta la data di quattro giorni fa quando Repubblica pubblicò un dettagliato servizio sulla vicenda della minorenne marocchina e Berlusconi. Un documento riservatissimo che accusa il premier e prova la sua l’interferenza presso la questura la notte del 27 maggio quando Ruby fu fermata da una volante della polizia in corso Buenos Aires. Da questa relazione, tecnicamente un “appunto”, emerge che il premier era molto preoccupato del fermo della minorenne e che “interloquì” personalmente attraverso il cellulare del suo caposcorta con il Capo di Gabinetto della questura, Pietro Ostuni. Si scopre così che Berlusconi seppe che la ragazza era stata portata in questura e si attivò subito contattando anche il consigliere regionale del Pdl, Nicole Minetti, chiedendole di andare in questura a risolvere quella imbarazzante situazione. Dal documento si apprende che “Karima” (questo il nome proprio di Ruby) conosceva già  la Minetti.
Ma venivamo all’appunto. L’oggetto è Karima, nata in Marocco il 1° novembre 1992 e domiciliata a Milano in Via Villoresi 19. «Con riferimento alle notizie pubblicate sul quotidiano La Repubblica di oggi e relativamente alla vicenda che vede implicata la nominata in oggetto, si riferisce quanto segue: alle ore 23,00 circa del 27 maggio il Capo di Gabinetto della Questura di Milano, Pietro Ostuni, ha ricevuto sulla utenza del cellulare di servizio una telefonata da uno dei responsabili del dispositivo di sicurezza del signor presidente del Consiglio (segue il nome del capo della scorta di Silvio Berlusconi che Repubblica non rivela ndr), il quale preannunciava che il presidente Berlusconi voleva interloquire con lo stesso». «Il presidente Berlusconi chiedeva informazioni – prosegue il documento – circa l’accompagnamento o meno, durante la serata, di una ragazza di origine nordafricana che gli era stata segnalata come parente o affine del presidente egiziano Mubarak soggiungendo che di questa ragazza si poteva “far carico” il consigliere regionale Minetti Nicole». È chiaro dunque che Berlusconi prima di chiamare il capo di Gabinetto della questura di Milano, aveva contattato il suo consigliere regionale, Nicole Minetti, chiedendole di intervenire.
«Il dottor Ostuni contattava subito il Commissario capo dottoressa La Frate apprendendo – prosegue il documento – che nella serata era stata controllata e poi accompagnata in questura una ragazza straniera poi identificata per la nominata in oggetto. Invero, alle ore 18,15 circa la volante Monforte Bis era intervenuta in strada, in Corso Buenos Aires 23, su richiesta di altra ragazza la quale lamentava di avere subito un furto di circa 3.000 euro di cui, a suo giudizio, era responsabile una sua ospite, presente in un centro estetico ivi ubicato, identificata poi per la nominata in oggetto». A quel punto era stato informato il pubblico ministero di turno presso il Tribunale dei Minorenni, Fiorillo, erano stati svolti tutti gli accertamenti per l’identificazione di Karima «già  in corso indipendentemente dalla telefonata del dottor Ostuni. Si accertava altresì che la cittadina in argomento era da rintracciare perché già  allontanata da Messina». Karima viene dunque «fotosegnalata ed identificata e verso le 24 arrivava in questura il Consigliere regionale Minetti, dichiarandosi disponibile a ricevere l’affidamento della stessa» verificato che presso le comunità  milanesi non c’erano posti disponibili. «Pertanto essendo stata identificata la minore e che la stessa aveva dato il consenso conoscendo la Minetti, si procedeva ad affidare la minore d’intesa con l’autorità  giudiziaria». E sei ore dopo, intorno alle 2 di notte, Minetti e Karima lasciavano la questura. Non è chiaro dove la Minetti abbia portato Karima. Infatti alcuni giorni dopo, il 5 giugno successivo, Karima viene fermata nella sua abitazione in via Villoresi. «In data 5 giugno le volanti intervenivano – si legge nel documento – in via Villoresi 19 per una lite tra persone, (segue il nome di una donna coinquilina della minorenne che Repubblica non rivela ndr) e Karima veniva nuovamente fermata. La minore veniva accompagnata in Questura e su disposizione dell’autorità  giudiziaria accompagnata in una comunità  cittadina».
L’appunto inviato da Indolfi a Maroni contiene anche la notizia relativa al fermo di Karima a Genova dove nel frattempo la minorenne si era trasferita. Era stata nuovamente fermata da una volante della polizia mentre era a bordo di un’automobile sportiva con il quale c’era stato uno scambio di soldi. Ma su quest’ultima vicenda ci sono ancora indagini in corso.


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