Il lavoro di verità  della Fiom

In questi quasi tre anni che stiamo seguendo con Presa diretta la devastante crisi economica dell’Italia e l’ondata di povertà  che si porta dietro coinvolgendo milioni di persone, la Fiom l’abbiamo incontrata spesso. L’abbiamo vista a Pomigliano D’Arco e a Melfi combattere per la difesa dei diritti del lavoro. Ma l’abbiamo anche incontrata al tavolo di tutte le trattative delle singole fabbriche, per cercare di attutire la perdita dei posti e dei redditi da lavoro.
L’abbiamo vista lottare con le unghie e con i denti per trovare tutte le soluzioni possibili e immaginabili per evitare il fallimento delle aziende che avevano ancora un futuro possibile, coinvolgendo tutte le istituzioni intorno alle fabbriche in difficoltà , comuni,province, regioni, ministero del lavoro. E più di una volta sono riusciti a mobilitare persino le banche territoriali e a convincerle ad anticipare la cassa integrazione a centinaia di operai ed operaie che non avevano altro reddito.
Ma c’è un altro terreno sul quale ho incontrato la Fiom, ed è quello prezioso della verità : mentre il governo stendeva sulla crisi un velo nero di disinformazione e di sottovalutazione, gli uffici studi della Fiom e della Cgil non hanno mai smesso di raccontarci i numeri veri di quello che stava succedendo. Se oggi riusciamo a capirne qualcosa di più, lo dobbiamo anche a loro. Abbiamo capito, per esempio, che questa non è una crisi come le altre, non è una crisi congiunturale, ma una vera e propria redistribuzione del mercato al livello internazionale; il 30, il 40 o il 50 per cento delle commesse e del fatturato che le fabbriche metalmeccaniche hanno lasciato dal 2008 sul terreno se lo sono stabilmente preso i paesi emergenti, India e Cina. Non a caso i paesi che negli ultimi anni hanno investito di più in formazione, innovazione e ricerca. Abbiamo capito che dovremo fare i conti nel futuro con meno fabbriche e decine di migliaia di esuberi oggi mascherati dalla cassa integrazione. Altro che ripresa, altro che «febbre passata».
E di fronte a questi numeri e a questi scenari abbiamo compreso la pochezza di una politica economica e industriale che, a parte il finanziamento delle varie forme di cassa integrazione, non ha saputo costruire alcun strumento per stare vicino alle decine di migliaia di piccole e medie imprese, strozzate dall’alta pressione fiscale e dalla stretta creditizia. Questa è la Fiom che io ho conosciuto da vicino. E se sabato hanno deciso in centinaia di migliaia di manifestare per le strade della Capitale è proprio per dirlo a tutti noi. Una scelta non facile, coraggiosa, a cui tutti dovremo dedicare la giusta attenzione. I metalmeccanici della Fiom infatti stanno parlando a tutto il paese e non solo alla loro categoria, perché un’Italia con meno diritti e con meno lavoro è un paese più povero per tutti.
*Presa diretta – Rai3


Related Articles

Tsi­pras aiuta le sfide d’autunno

Occorre come ren­dere più forte la nostra ini­zia­tiva, in Ita­lia e in Europa, in modo da non lasciare più a lungo Atene sola

Isfol: “Il 30% ha trovato lavoro grazie alla raccomandazione”

 Roma – La raccomandazione di amici e parenti continua ad essere in Italia il mezzo principale per trovare lavoro: il 30,7% degli occupati ha ottenuto il proprio impiego attuale grazie alla segnalazione di un qualche conoscente. Tra i piu’ giovani la “spintarella” ha riguardato addirittura 4 casi ogni 10. Il fenomeno risulta in crescita nel tempo, soprattutto per la componente meno istruita e tanto piu’ laddove il lavoro scarseggia. E’ quanto rivela l’Isfol nella nota informativa “Canali di intermediazione e ricerca di lavoro”, basata sui dati PLUS 2010, indagine realizzata dall’Istituto su un campione di 40 mila individui tra i 18 e i 64 anni.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment