Il party globale del clima

Riassumiano: l’anidrice carbonica è il proncipale (ma non unico) gas che fa «effetto serra» dell’atmopsfera terrestre, cioè intrappola il calore delle radiazioni solari. L’effetto serra è in sè indispensabile alla vita sul pianeta, ma c’è una misura: quando la rivoluzione industriale è cominciata, un paio di secolo fa, nell’atmosfera c’erano 270 parti per milione (pmm) di anidride carbonica; nell’aprile di quest’anno erano 392 pmm. La presenza di questi gas è aumentata in modo abnorme soprattutto a causa di attività  umane (bruciare combustibili fossili è la principale incriminata), facendo salire in modo allarmante la temperatura media della superfice terrestre.
Dunque: una rete di scienziati e attivisti in tutto il mondo fa campagna per contenere la presenza di anidride carbonica entro la soglia di 350 parti per milione. Questo significa prendere misure decise (e rapide) per limitare le emissioni di questo (e degli altri) gas di serra. E il «Global work party» voleva essere un modo per indicare vie percorribili, oltre che per mobilitare cittadini e opinione pubblica in tutto il mondo – en passant, per farlo hanno scelto una data «magica» (secondo la simbologia cinese), o per lo meno suggestiva: domenica era il 10 ottobre 2010, o 10/10/10 (per la simbologia dei numeri cinese il 10 è davvero fortunato…). E l’appello globale sembra aver funzionato, come testimonia la galleria di foto che troverete sul sito 350.org. Vedrete gruppi di persone che piantano alberi, altri che fissano pannelli solari su un tetto, alle manifestazioni dimostrative, alle scampagnate con consumazione di prodotti biologici. Oltre 1.200 eventi negli usa, oltre 300 università  coinvolte in cina e india, gruppi di studenti mobilitati a piantare alberi perfino in afghanistan o in Congo… «I dirigenti politici mondiali stanno ancora discutendo su come intervenire sul cambiamento del clima, ma i cittadini di tutto il pianeta si sono messi al lavoro per risolverlo», ha commentato Bill McKibben, uno dei fondatori di 350.org. Forse si riferiva ai faticosi negoziati delle Nazioni unite in vista del prossimo vertice della Convenzione mondiale sul clima, che comincerà  alla fine di novembre a Cancun in Messico: l’ultimo incontro di negoziatori, la settimana scorsa a Tianjin in cina, si è concluso senza un consenso chiaro. In gioco è un nuovo trattato internazionale sul clima, dopo quello di Kyoto (che impone ai paesi industrializzati limiti obbligatori alle emisisoni di gas di serra). E il punto più contenzioso resta quello che aveva mandato a monte il vertice di Copenhagen l’anno scorso: se definire un Kyoto 2, cioè un nuovo trattato che estenda nel tempo quello ora in vigore, come sostengono Cina, Brasile e la gran parte dei paesi in via di sviluppo – oppure affidare tutto a un sistema di impegni volontari di taglio delle emissioni da parte dei singoli paesi (soluzione di fatto preferita da gran parte dei paesi industrializzati). Il negoziato non fa passi avanti, ma cittadini e amministrazioni locali in tutto il mondo si rimboccano le maniche.


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