Il sinodo dei vescovi contro Israele “Lasci i territori dei palestinesi”

CITTà€ DEL VATICANO – «Non c’è più un popolo eletto. Per noi cristiani non si può più parlare di Terra promessa per il popolo giudeo. La Terra promessa è tutta la terra. Non ci si può basare su questo per giustificare il ritorno degli ebrei in Israele e l’esilio dei palestinesi».
Con una serie di nuove, dure affermazioni nei confronti degli ebrei e di Israele, rilasciate nella conferenza stampa conclusiva dall’arcivescovo greco-melchita negli Stati Uniti, monsignor Cyrille Salim Bustros, presidente della commissione che ha redatto il messaggio finale, è terminato ieri il Sinodo speciale sul Medio Oriente. Dichiarazioni che non hanno trovato riscontro nel documento consegnato al Papa dai 185 padri sinodali, ma che rispecchiano comunque l’approccio dei vescovi cattolici mediorientali verso Israele nelle due settimane di lavoro appena concluse.
L’ultima giornata del Sinodo ha battuto infatti sullo stesso tasto. Con la richiesta alle Nazioni Unite di porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi. E l’esortazione agli ebrei a non fare della Bibbia uno strumento che giustifichi le «ingiustizie». Il «ritorno dei rifugiati palestinesi» alle loro case, abbandonate nei conflitti del 1948 e 1967, è stata una delle proposte approvate. Preoccupazione i patriarchi hanno poi manifestato per «le iniziative unilaterali che rischiano di mutare» la «demografia» e lo «statuto» di Gerusalemme, riferendosi alla costruzione di case nella parte est della città  e agli sfratti forzati dei cittadini arabi.
E tra le propositiones, cioè i suggerimenti dei padri sinodali, è anche figurato quello di «intensificare l’uso della lingua araba nel quadro delle istituzioni della Santa Sede e delle sue riunioni ufficiali». L’auspicio finale è che «la soluzione dei due Stati diventi realtà  e non resti un semplice sogno».
L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Mordechai Lewy, parlando con Repubblica ha voluto fare un’attenta distinzione fra i testi ufficiali usciti dal Sinodo, e più precisamente tra le proposizioni («di carattere teologico-pastorale»), il messaggio finale («sul quale il Papa farà  domenica le sue considerazioni e che è un documento scritto da vescovi che sono al 90% di provenienza etnica araba ed è diretto essenzialmente ai loro fedeli, ugualmente al 90% di provenienza etnica araba, quindi ha un carattere probabilmente di risposta alle loro frustrazioni»), e la conferenza stampa di monsignor Bustros («un incidente di lavoro», ha commentato). E ha giudicato come «alquanto bizzarra» l’affermazione che – secondo i cristiani – non vi sarebbe nessuna Terra promessa per gli ebrei. «Questo è un po’ troppo – ha detto – rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da un dignitario della Chiesa e anche rispetto a quanto detto prima dal Vaticano, soprattutto nel documento Nostra Aetate».
Il Sinodo, che ha infine condannato tanto il fondamentalismo quanto l’antisemitismo, ha proposto un importante cambiamento alla Santa Sede sulla questione del celibato dei sacerdoti. La richiesta è che le comunità  cristiane di origine mediorientale sparse per il mondo possano avvalersi del servizio di preti sposati, come già  avviene nelle chiese di rito orientale.
Benedetto XVI ha intanto autorizzato la pubblicazione delle 44 propositiones. Secondo quanto ha riferito l’Osservatore Romano, il Pontefice nel commentare la complessità  dei lavori è ricorso a una metafora musicale, come sempre a lui cara, parlando di «polifonia dell’unica fede». Oggi, con la messa conclusiva presieduta nella Basilica vaticana, darà  risposta egli stesso ai suggerimenti che gli sono stati posti.


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