Insegnanti stressati? A Milano arriva lo sportello

Un aiuto concreto per tutti gli insegnanti in difficoltà , alle prese con il disagio che deriva da una professione che è, a dispetto di quello che si pensa, ad alta usura psicofisica. È con questo intento che l’associazione Diesse Lombardia ha presentato oggi (22 ottobre) a Milano l’apertura di uno sportello gratuito dedicato ai docenti, dal titolo “Io ti ascolto”. Prenderà  il via a partire dai primi di novembre, ma di fatto gli insegnanti che vivono una situazione di forte stress causata dal loro lavoro, potranno telefonare all’associazione (numero 02.45485517) già  dalla prossima settimana. Lo sportello, che avrà  sede nei locali dell’associazione in via Pergolesi 8 (vicino alla Stazione Centrale), come spiega la presidente Mariella Ferrante, è finanziato per metà  da Diesse e per l’altra metà  dall’Assessorato regionale alla famiglia e alla solidarietà  sociale, per un totale di spesa prevista di 10 mila euro.

Com’è nata l’idea? “Molti docenti (Diesse è un’associazione di insegnanti con varie sedi in tutta Italia, ndr) si rivolgevano a noi raccontando il loro disagio. Il lavoro di insegnanti è molto più pesante di quanto si creda. Sceglieremo un giorno a settimana in cui gli insegnanti, ma anche i loro familiari, verranno allo sportello e potranno raccontarci la loro situazione, il nostro compito sarà  indirizzarli verso le soluzioni più adatte”.
A incontrare gli insegnanti e ascoltare coloro che si rivolgeranno allo sportello, aperto comunque a tutti i docenti italiani, sarà  un gruppo di tre docenti a loro volta adeguatamente istruiti sul disagio mentale della professione.

“Per un insegnante in difficoltà  – spiega Anna Di Gennaro, responsabile del progetto e che conosce il disagio mentale in prima persona in quanto docente ormai in pensione – è più facile parlare con qualcuno che conosce bene il mondo della scuola anziché con un esperto. Nel primo contatto questa identificazione e comprensione è importante. La solitudine non fa altro che peggiorare la situazione. A farne le spese sono in particolare gli alunni che hanno a che fare con un docente esaurito, stanco e che può perdere il controllo. Si deve intervenire prima che succeda qualcosa di grave”.

Vittorio Lodolo D’Oria, medico e autore del libro “Tutti pazzi per la scuola” (edizioni Alpes Italia), spiega: “Come tutte le professioni d’aiuto, quello dell’insegnante è un lavoro ad alta usura psicofisica: si ha a che fare per cicli di 3 o 5 anni sempre con la stessa utenza, è come essere schedato ogni giorno dagli stessi occhi e questo può portare, dopo tanti anni, a una situazione di esaurimento a cui si aggiunge, nel caso delle donne (la maggioranza nel corpo docente), il fattore menopausa. Inoltre, un insegnante si porta nel suo lavoro quello che è, i suoi affetti, la sua eredità  familiare che, mischiati al rapporto con gli alunni, il dirigente scolastico e con i genitori degli allievi, crea una situazione di forte disagio”. Un problema solo italiano? “No, internazionale, ma l’Italia non se ne preoccupa quanto dovrebbe”.


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