L’Acropoli sgomberata a manganellate

ATENE. È più importante il diritto al lavoro o il libero accesso al principale sito archeologico nazionale, nel caso della Grecia l’Acropoli su cui sorge il Partenone? È la domanda alla quale ieri mattina ha dovuto rispondere, d’urgenza, il governo ellenico, mentre decine di lavoratori precari del ministero della cultura bloccavano, per il secondo giorno consecutivo, l’entrata al sito archeologico, impedendo a centinaia di turisti di visitare il «luogo sacro» dei greci, simbolo della civiltà  occidentale.
Tutto è cominciato due giorni fa, quando poche decine di manifestanti, inalberando un grande striscione sul quale era scritto «non pagheremo per i vostri errori», hanno impedito il libero accesso all’Acropoli. Per loro, come per gli altri loro compagni di lavoro – in totale circa 800 precari – con la fine del mese si avvicina licenziamento. Da notare che alcuni di loro, assunti grazie a rapporti clientelari, lavorano da 18 anni con contratti a sei mesi. «Una vergogna per lo stato greco, per tutti i governi» è il commento di tanti lavoratori.
Il ministro della cultura gli aveva fatto sapere che «i vostri contratti non saranno rinnovati». I lavoratori rischiano il posto a causa del piano di austerità  imposto da Ue e Fmi, nonostante una precedente sentenza di un tribunale greco era stata chiara: questi «precari coprono bisogni incessanti e fissi nel ministero della cultura» e quindi, secondo la legge greca, il loro contratto avrebbe dovuto essere sostituito con un altro, a tempo indeterminato.
Che gli 800 precari hanno ragione, lo avevano sottolineato anche, quando erano all’opposizione, membri del Pasok che ora ricoprono la carica di ministri. Ma né il governo conservatore precedente di Nuova democrazie, né quello socialista una volta arrivato al potere, hanno mosso un dito per trovare una soluzione. E non solo: gli 800 precari non vengono pagati da 22 mesi. Mercoledì scorso, dopo l’ennesimo infruttuoso incontro, il nodo è arrivato al pettine.
All’inizio, le autorità  non hanno voluto reagire di fronte alle proteste di gruppi di turisti frustrati, perché era stato impediti loro di raggiungere la Collina Sacra. Ma quando l’immagine della chiusura dell’Acropoli a opera di «un pugno di manifestanti» che trascorrevano la notte sulla Collina Sacra protestando contro i licenziamenti ha fatto il giro del mondo, il governo di Jorgos Papandreou ha mostrato i denti. Reparti antisommossa, i famigerati Mat, sono penetrati ieri mattina dalla parte posteriore della Collina Sacra e hanno riaperto il cancello principale per consentire il flusso dei turisti.
L’ irruzione, però non è avvenuta senza incidenti. Gli agenti si sono scontrati con i precari, arrestando alcuni di loro, picchiandoli e lanciando bombe lacrimogene anche contro giornalisti e turisti. Un comportamento vergognoso che ha provocato la reazione del sindacato dei lavoratori nel ministero della cultura, che hanno deciso di scioperare per solidarizzare con la lotta dei precari.
Hanno scioperato durante tutta la giornata di ieri e andranno avanti anche oggi e quindi l’Acropoli rimarrà  chiusa.
E ieri la Gsee, la principale confederazione sindacale (che rappresenta 2milioni di lavoratori del settore privato) ha indetto uno sciopero di 24 ore per il 15 dicembre prossimo. «La Gsee chiama tutti i lavoratori a mobilitarsi per difendere i propri diritti fondamentali: non accetteremo ulteriori tagli» si legge nel comunicato che indice la manifestazione.
Intanto i ferrovieri sono in sciopero per protestare contro la parziale privatizzazione della compagnia di stato Ose. La mobilitazione coincide con l’ arrivo in parlamento del disegno di legge che prevede, al fine di ridurne il deficit miliardario (dovuto in gran parte alla cattiva gestione da parte dello stato) una riorganizzazione dell’Ose e la cessione di una parte ai privati. Il governo ellenico ha promesso che i lavoratori in esubero saranno riassorbiti in altre strutture statali o prepensionati, ma gli ecologisti verdi e la sinistra sottolinea la vendita di un mezzo popolare a favore delle aziende multinazionali.


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