Napoli pulita in tre giorni? Cortei e scontri sul Vesuvio

NAPOLI. Silvio Berlusconi ha pensato di poter risolvere nuovamente il problema dei rifiuti a Napoli con uno spot. Ha garantito ai cittadini vesuviani, con un documento firmato dagli amministratori della zona, la cancellazione della Cava Vitiello nel parco protetto e ha assicurato agli abitanti del salernitano che nemmeno quella di Serre, vicino all’oasi del Wwf, sarebbe stata usata come palliativo. Venerdì sera il premier si è portato a casa la gioia delle mamme vulcaniche riunite in piazza Plebiscito e le lacrime versate davanti alle telecamere alla notizia che l’accordo era stato trovato. Ma è bastata una notte per far riemergere i problemi tutt’altro che risolti.
Primo perché le popolazioni vesuviane vogliono la chiusura della cava Sari e la bonifica del territorio, e non gli basta, così come sottoscritto dai 18 sindaci dei comuni coinvolti, la messa in sicurezza entro una settimana del sito che le analisi già  compiute dicono altamente inquinante. Secondo perché negli altri impianti che ora devono accogliere il surplus di rifiuti – Caivano, Tufino, Taverna del Re, Chiaiano – le popolazioni si stanno ribellando creando il caos e provocando lo stop della raccolta. A 48 ore dalla promessa del presidente del consiglio che Napoli sarebbe tornata pulita in tre giorni tutto è in alto mare e al momento è sempre più lontana la possibilità  di risolvere la crisi. La città  è più sporca di prima, sono almeno 2mila le tonnellate di immondizia in strada, nelle zone periferiche come in quelle centrali. Gli sversamenti procedono con il contagocce, mentre il termovalorizzatore di Acerra continua a bruciare quel che può.
E da Terzigno mandano a dire al premier che è tutto da rifare: «Qui siamo ancora a lutto», spiegano al comitato antidiscarica che ieri ha comunque dato il via alla megamanifestazione perché nulla è cambiato. «Di riqualificazione non si parla nemmeno» spiega Amalia, da dieci giorni ferma in quei gazebo. Sarà  per questo malcontento misto a promesse mancate che il premier ha annullato il collegamento telefonico con i manifestanti riuniti alla rotonda Panoramica. Una folla – qualche migliaio di persone (10mila per gli organizzatori) – arrivata da 5 cortei partiti da altrettanti comuni: Boscoreale, Terzigno, Boscotrecase, Torre Annunziata e Trecase. In prima fila le mamme vulcaniche che cantano l’inno di Mameli, dietro i disoccupati, che dopo 13 fermi e 8 arresti nei giorni scorsi, dovuti a una protesta finita in guerriglia a Napoli, portano solidarietà  alle comunità  vesuviane. «Se arriva una nuova emergenza si riapre tutto, noi una piccola battaglia l’abbiamo vinta, ma ora la Sari deve chiudere», Gino è solo uno dei tanti a essere scettico qui a Terzigno. Ma il fronte più caldo della protesta per il momento si sposta a Giugliano, negli impianti di Taverna del re che dovranno ricevere almeno 10 mila tonnellate di immondizia napoletana.
Non solo. A quanto pare i rifiuti saranno prelevati dai cassonetti e portati nel sito «tal quale» (raccolta indifferenziata) per poi essere trattati e magari finire altrove, l’organico forse addirittura a Sari. Così è nuovamente esplosa la rabbia con scontri e tensioni tra forze dell’ordine e manifestanti
Solo nel novembre del 2008 Berlusconi in accordo con Bertolaso aveva firmato un documento che sanciva la chiusura definitiva della cittadella della monnezza, anche perché da quella spazzatura impacchettata il percolato finiva direttamente nei terreni. Ieri decine di manifestanti si sono seduti all’ingresso della strada che porta alle piramidi di eco balle, tra questi anche Lucia De Cicco, che due anni fa si diede fuoco proprio in questo stesso posto. Da tre giorni presidia l’ingresso della discarica, e ora sono venuti a farle compagnia anche dei cittadini a cavallo.
Fantini giulianesi che hanno simulato cariche al galoppo mentre un folto gruppo di abitanti presidiava via Santa Maria a Cubito, la statale dove dovrebbero passare gli autocompattatori. Piccole cariche, spintoni e qualche manganellata poi è tornata la calma, ma gli abitanti restano in presidio.


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