Rom, dal Vaticano nuove critiche a Sarkozy

CITTà€ DEL VATICANO – Un Sarkozy che «farfugliava il Padre Nostro», come racconta una fonte francese presente alla cerimonia nella Basilica di San Pietro, e che per quattro volte si è fatto il segno della croce, ha compiuto ieri una visita-lampo in Vaticano volta a ricucire le polemiche sorte con la Chiesa cattolica, accolto infine con calore da Benedetto XVI.
L’appuntamento era stato chiesto dall’Eliseo con estrema urgenza – addirittura senza passare dall’ambasciata di Francia presso la Santa Sede, che aveva appreso dell’incontro solo dai giornali – dopo le espulsioni collettive dei rom dal territorio francese per asseriti motivi di sicurezza. Accompagnato comunque dall’ambasciatore presso la Santa Sede, Sarkozy, giunto con un quarto d’ora di ritardo e con una delegazione di dieci persone ma senza Carla Bruni, è rimasto a colloquio privato con Ratzinger per l’insolita durata di 33 minuti. Al Papa ha regalato una raccolta di volumi di Renè de Chateaubriand. Altri 35 minuti è durato l’incontro con il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, seguito da uno con il “ministro degli Esteri”, il corso Dominique Mamberti.
Nelle note ufficiali la parola “immigrati” non è mai comparsa. È comparsa invece, e molto chiaramente, nella “meditazione” pronunciata dal cardinale francese Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, nella Basilica dinanzi a Sarkozy: Tauran ha chiesto a Dio «coraggio e perseveranza per il popolo francese e per i suoi dirigenti», affinché ognuno operi anche «per l’accoglienza dei perseguitati e degli immigrati». Forti erano state le critiche dei vescovi transalpini. Imbarazzo hanno destato alla vigilia le rivelazioni di Le Monde, secondo cui «la gendarmeria utilizza un data-base illegale che colpisce i Rom e i nomadi» basandosi su «origini razziali ed etniche». Accuse a cui ieri si è aggiunta la notizia, diramata da France 24, secondo cui in alcuni campi la polizia avrebbe fatto prelievi del Dna.
Domani si aprirà  intanto in Vaticano il Sinodo per il Medio Oriente. Avvio tra le polemiche. A contestare le considerazioni dei vescovi dell’area mediorientale, secondo i quali i cristiani sono in diminuzione, è stata ieri l’ambasciata di Israele presso la Santa Sede. In un lungo articolo del Jerusalem Post firmato da Lisa Palmieri-Billig, l’ambasciatore Mordechay Lewy ha affermato che la terminologia usata per indicare l’area dalla quale erano in fuga i cristiani è troppo generica, e coinvolge Paesi come Israele e la Giordania che invece sono stati fra i più accoglienti. Altro discorso, si legge, andrebbe fatto «per Turchia, Iraq, Libano, Siria».


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