Scuola, a Sud è peggio. In migliaia al corteo nazionale

A piazza Mancini alle 14 sono già  in centinai, il gruppo più numeroso distribuisce palloncini viola con su scritto «Gelmini vola via». Sono i precari della scuola e vengono da tutta Italia per protestare contro una riforma che è solo una somma di tagli. Antonella Giuliano, 22 anni di precariato sulle spalle, si definisce un’insegnante tuttologa: «Faccio italiano, matematica, educazione fisica, musica… tutto. Ci sono colleghe di ruolo che per 20 anni hanno insegnato solo italiano che vengono da me disperate per avere un aiuto. Al nord il 92% delle scuole ha tenuto il tempo pieno, al sud il 3%, i nostri alunni perdono 13 ore a settimana, così si scava il divario nel paese».
Flc Cgil, collettivi universitari, ricercatori, studenti dell’Uds e Link, la Fiom, Unicobas… un mare di sigle ha aderito alla manifestazione. Si fanno sentire con i loro canti anche i genitori dei nuovi italiani, una nutrita compagine di migranti: «I figli frequentano le scuole napoletane, dove sono accolti bene – spiega Jamal Qaddorah – sono qui per l’intercultura, quella che facciamo con i progetti scolastici, feste, cucina, foto perché ognuno racconti la propria storia di provenienza». Accanto a loro il gruppo da Frosinone: «Quest’anno 800 insegnanti in meno, meno 420 di personale Ata, il risultato è che le aule sono sporche e i ragazzi per strada» raccontano. È il rosario dei tagli, recitato in tutti i dialetti italiani. I loro colleghi di Cagliari si sono messi in viaggio alle 7 di mattina: «Nella nostra provincia meno 600 professori e meno 300 Ata. Ti danno l’orario spezzatino. Del tempo prolungato, poi, non se ne parla proprio. A Esterzili per averlo i genitori hanno ritirato i figli da tutte le classi. Ci minacciano continuamente di chiudere le scuole ma in Sardegna la scuola è quello che tiene vivi molti paesini».
Spuntano anche i lavoratori ex Eutelia, in 12mila rimasti senza lavoro, c’è il presidio di Chiaiano contro la discarica e ci sono i lavoratori della Fiat di Pomigliano, 5mila precari a spasso nel 2010, 200 del Gian Battista Vico. «Il comune di Napoli – sottolinea Alessandro Fucito, presidente della commissione scuola – nelle sue materne non ha tagliato cattedre e ha blindato i precari, nonostante la crisi». Il corteo cresce, sono migliaia da tutto il paese. A Foggia la scure dei tagli ha fatto 1.500 vittime l’anno scorso e altrettanti quest’anno. «Al primo anno all’Ipsia Pacinotti – racconta Saverio Santoro – c’è una classe di 45 alunni, contro tutte le norme dello stato, a cominciare dalla sicurezza e l’agibilità  delle aule». Marco viene da Roma, l’anno scorso faceva 18 ore, adesso 9 così il suo stipendio non supera gli 850 euro. C’è il gruppo che si è formato all’Assemblea della Sapienza dopo lo sciopero Fiom di Roma, con lo spezzone campano pronto a un suo percorso di lotta «perché la crisi al sud è un’altra roba, più dura», fino ai lavoratori dello spettacolo. Linda ha 17 anni e viene da Roma, studia in un prefabbricato, il Socrate, e in 5 anni ha cambiato 8 professori di italiano. E poi ci sono gruppi da Bari, Trapani, Torino… tutti a cantare «Partigiano portali via, non me li firo di vedere».


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