Tremonti: ora via alla riforma fiscale

ROMA – «Con questo consiglio dei ministri abbiamo chiuso la fase fondamentale della definizione dei sette decreti sul federalismo, ora chiederemo una delega per la riforma fiscale». Un Giulio Tremonti che guarda in avanti e appare fiducioso quello che si è mostrato ieri, in procinto di partire per Washington, nel corso di una conferenza stampa convocata in Via Venti Settembre dopo il varo-lampo del maxidecreto. Grandi sorrisi anche dai ministri Calderoli (Semplificazione) e Fazio (Sanità ), presenti all’incontro, ma a poche ore dal via libera il fronte delle Regioni, le maggiori interessate alle nuove misure «federali», sembra in fermento. Mentre sindacati e opposizioni denunciano una crescita della pressione fiscale.
Il presidente del «parlamentino» delle Regioni Errani ha protestato perché nel decreto ci sono i costi standard ma «manca la definizione dei servizi che vanno garantiti ai cittadini». Il coordinatore degli assessori al Bilancio Colozzi ha parlato di «nodi irrisolti». «Muro» dal Sud: Lombardo (Sicilia) accusa il decreto di «incostituzionalità », Vendola (Puglia) parla di «Lega dominus» e De Filippo (Basilicata) di governo schiavo dei Lumbard.
Ma i problemi per Tremonti non vengono solo dal federalismo. Ieri il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso di un’audizione alla Camera sulla Decisione di finanza pubblica, ha avvertito che l’economia italiana ha perso «ulteriore terreno» rispetto al resto dei maggiori paesi europei, e che di conseguenza il quadro economico è «incompatibile» con gli obiettivi di finanza pubblica.
Tornando al federalismo, con il nuovo regime dal 2014 le addizionali Irpef regionali potranno salire ben sopra il livello attuale. Oltre allo 0,9 per cento, già  scontato (perché, quando fu introdotto, negli anni scorsi, ci fu un corrispettivo taglio delle aliquote statali), si apre la possibilità  per le Regioni di portare le addizionali di propria autonoma disponibilità  dal livello odierno dello 0,5 (che sommato allo 0,9 fa 1,4%) fino al 2,1% nel 2015 (ad un tetto complessivo del 3%).
Il percorso sarà  tuttavia progressivo: si rimarrà  allo 0,5 (totale 1,4% come oggi) nel 2013, si passerà  allo 0,9 nel 2014 (totale 1,8 per cento), si arriverà  fino al 2,1% nel 2015 (totale 3%). Nella precedente versione il 3% totale avrebbe potuto essere raggiunto fin dal 2013. Dunque c’è stato un lieve ammorbidimento.
Gli unici ad avere uno «scudo» di fronte alla crescita delle addizionali saranno i primi due scaglioni, fino a 28 mila euro; non saranno tutelati invece i redditi medio alti. Per depotenziare questo aumento il governo conta sulla riduzione dell’Irap (possibile solo per chi non aumenta l’Irpef oltre lo 0,5%), sull’abolizione di alcuni balzelli regionali e, in prospettiva, su una riduzione delle aliquote. Lo stesso Tremonti si è limitato a osservare che «non aumenterà  la pressione fiscale generale». mentre il leghista Calderoli, incalzato sulla prospettiva di un aumento delle tasse regionali, ha ammesso: «Certo, si può fare il caso di un lavoratore dal reddito medio alto che paga l’addizionale Irpef ma che non beneficia né del calo dell’Irap né dell’Ires. Ma quanti sono in questa situazione?».
L’altra novità  del decreto di ieri è la retromarcia del governo sull’utilizzo, oltre all’Iva, anche del gettito Irpef per calcolare le compartecipazioni, ovvero l’entità  delle risorse destinate alle Regioni. Il modello invece non cambierà : alle Regioni resterà  il 44,7 per cento dell’Iva. Tremonti ha detto che si è scelta questa strada per andare incontro alle richieste dei governatori. Una novità  tuttavia ci sarà : l’Iva sarà  quella del gettito effettivo sul territorio e non quella, come accade oggi, desunta dalla contabilità  Istat.
Infine i costi standard, cioè i tetti di spesa cui si dovranno uniformare tutte le Regioni. Sanno determinati in base alla media di efficienza, appropriatezza e qualità  di tre Regioni scelte tra le prime cinque con i bilanci in ordine. L’auspicio di Calderoli è che ci siano una regione del Nord, una del centro e una del Sud. Ed in effetti secondo i dati di una simulazione su dati Copaff le cinque Regioni che sono in equilibrio finanziario e rispettano i paramentri di efficienza e appropriatezza sono, in base alla spesa procapite «pesata» a dati del 2008 sono, nell’ordine: Lombardia, Marche, Umbria, Toscana e Basilicata.


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