Ue, Merkel e Sarkozy cantano vittoria rete di protezione per i debiti sovrani

BRUXELLES – Le linee generali del futuro governo economico sono decise. I capi di governo riuniti ieri a Bruxelles hanno confermato la loro determinazione di creare un «meccanismo permanente di gestione delle crisi» che dovrà  costituire una rete di protezione per difendere i debiti sovrani dall’attacco dei mercati; hanno approvato il rapporto della task force dei ministri che delinea il funzionamento del nuovo patto di stabilità  con sanzioni più dure e una molto più stretta sorveglianza sulle politiche economiche e di bilancio degli stati membri; hanno anche ceduto alla richiesta tedesca di una leggera modifica dei Trattati per dare base giuridica al salvataggio dei Paesi esposti ad un «rischio sistemico».
Quella che si apre ora, e che si dovrebbe concludere entro l’estate, è tuttavia la parte più delicata della partita, in cui si dovranno definire dettagli di cruciale importanza. Le questioni aperte sono molte. Come funzionerà  il «meccanismo anti-crisi»? Di quanti fondi sarà  dotato e come verranno raccolti? Potrà  impedire una ristrutturazione del debito anche di grandi Paesi fortemente indebitati, come per esempio l’Italia? In che modo potrà  coinvolgere anche «le istituzioni private», cioè banche e fondi di investimento, come chiede con insistenza la Merkel? Quale sarà  il grado di «forte condizionalità » previsto per il suo funzionamento? La Commissione, che dovrà  presentare proposte entro il vertice di dicembre, si rifiuta di fare anticipazioni. Ma si può immaginare che il prossimo mese sarà  denso di consultazioni frenetiche.
Anche i dettagli del nuovo patto di stabilità  sono tutti da definire. Ieri si è deciso solo di rinviare la questione delle sanzioni politiche, chieste dalla Merkel, e di prendere in considerazione lo sforzo fatto dalla Polonia e da altri Paesi dell’Est per riformare il loro sistema pensionistico. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è rallegrato che le nuove e più severe regole sul debito pubblico, «terranno in considerazione anche la finanza privata, quindi il risparmio delle famiglie, la solidità ‘ del sistema bancario, il sistema pensionistico, la plusvalenza della bilancia commerciale»: tutti fattori che migliorano la posizione italiana. Tuttavia di questo nelle conclusioni del Consiglio non c’è traccia. L’interpretazione di questi criteri dovrà  essere definita, se verrà  definita, da Consiglio e Commissione entro l’estate. Anche il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, è ben consapevole della portata delle decisioni prese ieri. « Il «nuovo» patto di stabilità  e crescita porta con sé una forte e progressiva devoluzione politica di poteri, dagli stati nazionali all’Europa» ha dichiarato ieri, riconoscendo però che, per l’Europa «i numeri della finanza pubblica non lasciano grandi spazi di manovra».
In attesa che si giochi la partita decisiva sui dettagli, tutti tornano a casa soddisfatti, perché nella genericità  dei propositi tutti sono convinti di aver ottenuto qualcosa. La Merkel ha la mini-riforma dei Trattati. Sarkozy ottiene un ammorbidimento del meccanismo delle sanzioni. Zapatero può contare sulla conferma della rete di protezione costituita dal meccanismo anti-crisi. Berlusconi pensa di avere ottenuto un’interpretazione vantaggiosa del debito pubblico. Anche il primo ministro britannico Cameron è soddisfatto: ha ottenuto che i capi di governo supportino la sua idea di contenere l’aumento del prossimo bilancio della Ue al di sotto del 3%: la metà  di quanto chiedevano Parlamento e Commissione.


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