Usa, espulsioni record di immigrati

Quasi quattrocentomila irregolari rimpatriati nell’ultimo anno dall’amministrazione Obama

Spetta all’amministrazione Obama il record assoluto di espulsioni di immigrati irregolari nella storia degli Stati Uniti: sono 392.862, secondo i dati forniti dall’Immigration and Customs Enforcement, i sans papiers deportati nel proprio Paese di provenienza dall’ottobre 2009 al settembre 2010. Oltre tremila in più dello scorso anno.

Luca Galassi - Peacereporter.net Sergio Segio • 11/10/2010 • Immigrati & Rifugiati • 125 Viste

Il vice-addetto stampa della Homeland Security, Matt Chandler, ha dichiarato che tale politica riflette l’approccio dell’amministrazione Obama contro l’immigrazione irregolare “che costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale”. La metà  di coloro che sono stati espulsi (195mila) ha commesso un reato. Si tratta di un’incremento del 70 percento rispetto al 2008, dovuto anche a programmi di contrasto alla criminalità  come ‘Secure Communities‘, che ha utilizzato gli agenti di polizia nell’identificazione di immigrati irregolari detenuti nelle prigioni di contea e di Stato. Le espulsioni giungono in un periodo in cui sta declinando il numero degli immigrati illegali che entrano negli Stati Uniti, in prevalenza dal Messico. A renderlo noto il Pew Hispanic Center, che ha prodotto un rapporto secondo il quale circa 300mila immigrati illegali hanno attraversato il confine tra il 2007 e il 2009, in calo dagli 850mila tra il 2000 e il 2005. Sono naturalmente aumentati anche i decessi: oltre 250 nel 2010, conseguenza anche della ricerca di rotte alternative nel deserto.

Durante l’estate, l’amministrazione Obama ha dispiegato 1.200 unità  della Guardia Nazionale al confine con il Messico per fermare i flussi di immigrati irregolari. Il pugno duro del presidente Usa è servito ad alienarsi le simpatie di numerosi critici, anche liberali e conservatori, sulle politiche di espulsione. Obama ha preferito infatti l’adozione della ‘zero tolerance’ anziché concentrarsi sulla promessa riforma della legge sull’immigrazione. I critici della destra sostengono che l’agenzia per l’immigrazione sta operando principalmente su una ‘enforcement strategy’ (punire chi ha commesso un reato), colpendo così in modo selettivo gli immigrati irregolari ‘trasgressori’, ma lasciando irrisolto il problema degli undici milioni di immigrati che vivono negli Stati Uniti.

Gli attivisti per i diritti degli immigrati da anni sono contrari al Secure Communities perché prevede l’invio delle impronte digitali di qualsiasi sospetto al database dell’Immigration and Custom Enforcement. Tale pratica si presta al ‘racial profiling‘, l’identificazione in base a caratteri somatici. La polizia ferma persone di colore sulla base di accuse che magari cadono dopo gli accertamenti di rito, ma le impronte digitali rimangono nel database, conducendo alla scoperta da parte dell’Ice dello status di immigrato irregolare, e al conseguente arresto e rimpatrio.

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