Venezia spiana i ponti così una maratona fa cambiare la città 

Fino a marzo accessibili a tutti: è la prima volta.  Sul percorso della gara 13 rampe speciali: aiutano non solo i disabili ma tutti i cittadini

Emanuela Audisio - la Repubblica Sergio Segio • 23/10/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 244 Viste

VENEZIA. Basta con Morte a Venezia. Con l’estetica decadente di una bellezza che affonda, con gli ansimi procurati da un destino pieno di ponti e di gradini. Da oggi Venezia esporta un’altra immagine: venite bimbi, nonni, mamme con i passeggini, disabili, pedoni, stanchi e svogliati di tutto il mondo.
E pure di corsa. Non dovrete più sfacchinare, né tramutarvi in scaricatori di trolley e di bagagli. Chissà  come la prenderebbe male Tomas Mann, ma in fondo anche il suo Gustav von Aschenbach farebbe meno fatica. Visto che tredici ponti saranno accessibili con rampe dalla pendenza accettabile (meno dell’8%). Per cinque mesi. Non solo per i maratoneti, ma per tutti. E fino all’8 marzo, fino a dopo il Carnevale Grazie alla Venice marathon che compie 25 anni, ma soprattutto grazie al progetto tra il comune di Venezia, l’autorità  Portuale, e il Gazzettino. L’arte sì, e anche la cultura, ma anche la possibilità  di muoversi, senza dover affrontare terribili K2 durante il percorso. Basta mettersi davanti a una delle rampe per accorgersi che tutti, anche quelli che camminano veloci, la preferiscono al ponte. E pensare che nell’86 quando partì la prima maratona a Venezia era vietato correre nelle strade e si dovette cambiare l’ordinanza. E’ un compleanno importante perché per la prima e ultima volta la maratona passerà  in piazza San Marco a meno che il rischio acqua alta non suggerisca un altro percorso. E perché stavolta lo sport si mette a servizio non di un’epica straordinaria, basata sull’impresa eccezionale, ma per rendere meno fragile una difficile quotidianità . Non si corre a Venezia per il record, perché le calli sono troppo strette, non permettono sorpassi, ma per il gusto di stare nel bello e nel giusto. Non è un caso che le iscrizioni si siano già  chiuse a maggio: settemila partenti, e 3.500 concorrenti in lista di attesa. Perché come dice Lorenzo Cortesi, direttore generale della corsa: «Nelle fiere del mondo ci chiedono le cartoline della maratona per vedere come e quando molte aree diventino accessibili a tutti i cittadini». Com’è triste Venezia, quando non si ama più, cantava Aznavour. Ma è tristissima e crudele pure se si ama e bisogna trascinarsi carrozzine, carrozzelle e valigie. Perché l’amore scivola meglio su una rampa più che arrancare su un ponte. Certo, Venezia resta delicata e particolare, ma a 25 anni dalla prima edizione, la maratona è diventata una venetian beauty e la prova che forse la candidatura olimpica non è solo un sogno di mezza estate. Perché questa è la maratona che si sarebbe corsa per il 2020 (ma la candidata è Roma) e questa resta per un tentativo nel 2024. Anche se Andrea Ferrazzi, assessore allo sport, spiega: «Questo è un evento intermedio, limitare le barriere è un segnale di civiltà , ma per candidarsi ai Giochi serve una costrizione credibile di alleanze. Si viene e si corre anche per guardare: partenza a Stra, daVilla Pisani, poi la riviera del Brenta con le sue ville, piazza Ferretto a Mestre, il ponte della Libertà , l’attraversamento del Canal Grande sul classico ponte di barche, il salotto di piazza San Marco, il traguardo a Riva Sette Martiri. E oggi la Family Run con Oscar Pistorius che però si corre a Mestre. Mentre domani Alex Zanardi proverà  a rivincere il titolo. Nell’unica maratona al mondo che non serve a chi corre, ma a chi cammina.

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