Accordo separato anche per la cassa in deroga. Pronta una «newco»

Com’è noto, la prima non garantisce l’occupazione; la seconda sì. La motivazione addotta dalla Fiat e avallata dal governo è anche peggiore: «Siamo in presenza di una nuova società », ha spiegato il ministro Sacconi, «ci sarà  sostanzialmente continuità  nell’erogazione dei trattamenti di protezione del reddito». Ma tra una copertura per 24 mesi prorogabile, e una di otto e poi basta la differenza è tanta. La Fiat si è così limitata a garantire l’anticipazione degli assegni in attesa che il ministero emani il provvedimento, delegando l’Inps ad erogare le somme necessarie. In pratica, Sacconi ha confermato che il Lingotto – su Pomigliano – metterà  in campo una newco, come a suo tempo fece Alitalia, assumendo ex novo uno per uno i lavoratori «fino a saturazione» (che è cosa ben diversa dal riassumere tutti). Anche Fim, Uil, e Fismic (i «complici» che firmano sempre senza discutere) hanno così deciso che non faranno più assemblee con i lavoratori (a Mirafiori e altrove); si limiteranno a sottoporre «questionari individualmente» per sapere cosa pensano. Cestinandoli, vien da supporre, se il parere espresso non piacerà . Una voce stonata è subito arrivata dalla neosegretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, la quale pur dicendo che «la Fiom non è un problema», ha evitato accuratamente di stigmatizzare l’accordo separato. Anzi, ha invitato la Fiom stessa a passare «dalla difesa alla proposta». Giorgio Airaudo, delegato della segreteria Fiom per l’auto, ha dovuto per un verso spiegare che «mancano le condizioni e le garanzie sufficienti al mantenimento occupazionale». Per l’altro, far notare anche alla Camusso che «noi non facciamo accordi cattivi per i lavoratori». La Fiom «non deve dimostrare nulla, siamo la categoria che ha fatto più accordi, anche in tempi di crisi. Ma abbiamo l’onere del consenso dei lavoratori; e a questo credo che neanche la Cgil si può sottrarre».


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